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Dizionario
del mobile (glossario)
(a cura di Paolo Cesari)
A
Abaco:
elemento architettonico posto a coronamento di un sostegno
(generalmente una colonna o un pilastro).
Abattant:
il termine francese designa il piano frontale di un mobile
improntato ad anta ribaltabile, fissato nella parte inferiore
mediante cerniere o bilancieri, tale da aprirsi in avanti
a sbalzo, dispiegandosi a funzione scritturale. In italiano
il fonema trova corrispondenza nel termine di calatoia, alla
cui voce si rimanda per gli approfondimenti di eventuale necessità.
Abete: legno di colore chiaro,
con toni tendenti al rosso, è particolarmente tenero
e di facile taglio. Tra le sue varietà è nota
quella denominata “abete rosso”, usata nella costruzione
dei mobili e specie nella loro ossatura. L’abete cadorino
è distintivo della mobilia veneta.
Abside:
spazio a struttura semicircolare o poligonale, voltato, nelle
chiese è generalmente situato all’estremità
orientale, a coronamento del coro.
Acacia:
legno di colore chiaro, con striature scure, duro e resistente.
Viene posto in opera soprattutto per mobili che richiedono
lavori di tornitura. La qualità nota come “acacia
australiana” presenta tonalità rossastre o violacee
e serve essenzialmente per eseguire intarsi.
Acantiforme:
motivo ornamentale ispirato alla foglia d’acanto. Può
essere disposto a foglia aperta, a girale, accartocciato.
Acanto:
pianta
mediterranea le cui grandi foglie a forma frastagliata furono
sovente riprodotte dagli artisti ellenici nei capitelli di
ordine corinzio. L’ornato acantiformi, a volute vegetali
stilizzate, è frequente in incorniciature, fregi e
altri elementi architettonici. La foglia d’acanto conosce
grande auge in epoca imperiale, figurando nella tipica stesura
a capitello denominato “romano composito”; in
epoca imperiale conosce una forte flessione, per riprendere
vigore con il Rinascimento ove fu largamente applicato nella
decorazione plastica. Nelle arti applicate è particolarmente
utilizzato nei mobili, non solo come costituente i capitelli,
ma anche disposto nelle specchiature, nei fregi e nelle cornici.
Il motivo a foglia d’acanto venne largamente posto in
opera nell’intaglio durante il Rinascimento, in epoca
Barocca e nel secondo Settecento.
Acajou
vedi Mogano
Accecare
una vite:
operazione che implica l’esecuzione di un foro tale
da obliterare la testa della vite, così da poter essere
nascosta alla vista stuccandone il foro.
Acero:
legno di pregio modesto, di colore che varia dal bruno rossiccio
al giallo chiaro quasi bianco, compatto, abbastanza duro,
ricavato dalla variante detta Pseud’oplatanus oppure
da quella campestre. Viene utilizzato in ebanisteria sia per
costruire parti dello scafo quanto in rifiniture a intarsio,
nonché dai liutai per realizzare le casse armoniche
degli strumenti musicali. La varietà “a occhio
d’uccello” (acer saccharinum) ebbe larga diffusione
in America e soprattutto nel New England in forma di impiallacciatura,
in virtù del piacevole effetto delle sue venature che
ne conferiscono il tipico aspetto a macchioline luminose,
simili a tanti occhi (aloni di tono scuro). Il Settecento
e l’Ottocento furono i secoli che decretarono in ebanisteria
il grande impiego dell’acero, e in particolare durante
gli stili della Restaurazione: il Carlo X e il Biedermaier.
Acquaforte:
stampa ottenuta per incisioni con punte d’acciaio su
lastre di rame, zinco ed acciaio, preparate con un sottile
strato di cera o vernice rossa o nera, in modo che, passandovi
sopra una soluzione d’acido nitrico (o acqua forte),
venga corroso soltanto il disegno inciso.
Acquarello:
tecnica pittorica utilizzata per dipingere su carta con colori
trasparenti. Si tratta di pigmenti triturati messi in sospensione
in acqua gommata.
Acquasantiera:
realizzata generalmente in materiale lapideo, può avere
forma a tazza, a bacile, a conchiglia, ecc. Posta all’ingresso
del tempio, è elemento simbolico di purificazione e
contiene acqua benedetta. L’acquasantiera si presenta
isolata su un pilastrino, oppure inserita parzialmente su
porte o sulle pareti. E’ detta anche pila. Ne furono
prodotte anche interamente in legno variamente intagliato,
collocate nelle chiese e nelle case per devozione privata,
con larga diffusione nel corso del XVIII secolo.
Acroterio:
nell’architettura classica è detto acroterio
ogni motivo decorativo vegetale o figurato posto a coronamento
del tetto, quasi a far da mediazione tra l’edificio
e l’atmosfera. Su frontoni, timpani e cappelli di mobili
architettonici, dal Rinascimento, si collocarono spesso statuette
e altri motivi decorativi cui si da il nome di acroterio.
In epoca Impero e in particolare durante lo stile Carlo X,
l’acroterio è sovente applicato in lesene o fasce
di cintura, disposto a intarsio stilizzato.
Adam,
stile:
(1760 – 1792). Prende il nome dall’ebanosta Robert
Adam (1728 – 1792). E’ uno stile ricco di raffinata
eleganza, in cui la decorazione classica viene espressa con
grazia ed armonia. La mobilia di questo periodo si distingue
per la perfetta esecuzione. Negli elementi decorativi assume
preminenza il motivo a ovale, l’ornato a festoni di
baccelli e palmette, caprifoglio, foglie di palma, volute.
Come nel periodo precedente, si riprendono i modelli classici
desunti in particolare da prototipi riconducibili alla fase
romana imperiale, reinterpretandoli con linee semplici. Tipico
del periodo sono i cassettoni a fronte semicircolare, sovente
impiallacciati in sicomoro o legno americano.
Affresco:
la pittura murale “a fresco”, più comunemente
definita "affresco” (da distinguere dalla pittura
murale “a secco”) è quel procedimento che
prevede la stesura di pigmenti minerali o terre colorate su
un intonaco in pietre o mattoni bagnato di calce o gesso,
da cui il nome d’affresco. Su un primo strato di malta
a rinzaffo steso sulla muratura, detto arricciato o arriccio
(composto da una parte di calce spenta e due sabbia di fiume),
si traccia, quando è asciutto, il disegno preparatorio
abbozzandone la composizione con carboncino. Nel Tre-Quattrocento
il disegno era tracciato direttamente a monocromo sull'arriccio
(sinopia); dalla fine del Quattrocento si preferì l'uso
del cartone, riportato a spolvero sull'intonaco. Sull'arriccio
si stende poi una malta più fine di sabbia silicea,
calce spenta e talora polvere di marmo impastata con acqua
pura, detta intonaco. L’affresco deve essere eseguito
sull'intonaco ancora umido e così predisposto solo
nella parte di superficie che si presume sarà dipinta
entro la giornata. I pigmenti da porre in opera non contengono
alcun fissativo e sono miscelati con latte di calce; stesi
sulla malta, i colori vi si incorporano. In ragione di motivi
climatici, l'affresco si deteriora maggiormente nelle regioni
nordiche, fredde e umide. Non a caso, il centro di maggior
fioritura dell'affresco fu l'Italia, con esempi che datano
fin da periodi arcaici, dagli ipogei etruschi, alle numerosissime
testimonianze d’epoca romana; nei tempi a seguire la
pratica non cadde in completo disuso, per riprendere vigore
sul finire del XIII secolo, addivenendo a risultati eccezionali.
La tecnica dell’affresco conobbe i suoi più alti
traguardi con Giotto, Masaccio, Piero della Francesca, Raffello,
Michelangelo, Paolo Veronese, Pietro da Cortona, Tiepolo.
Capolavori d’ogni tempo sono la Cappella degli Scrovegni
a Padova, la Basilica di San Francesco ad Assisi e la Cappella
Sistina a Roma.
Affusto:
l’elemento che dal piede fino al sottopiano a sorreggere
un tavolo, un trespolo o un gueridon è detto affusto.
Agalloco:
legno proveniente dalle Indie Orientali, piuttosto tenero.
Fu posto in opera in particolare in Francia per l’esecuzione
di mobilia e piccoli oggetti. E’ detto anche aquilaria
o aloe, quest’ultimo, di colore rosso e compatto, o
ancora calembourg, tendente al verde tenero.
Agata:
minerale composto di silice, varietà di calcedonio
per lo più a zone striate di colore irregolare (grigio,
verde, rosso, azzurro). Utilizzata in antico, Plinio ricorda
come già al suo tempo l’agata è passata
di moda in favore del sardonice. Nel Medioevo e nel Rinascimento
fu tra le pietre dure maggiormente utilizzate. L’agata,
se modellata in guisa di punta allungata e così modellata
in varie forme e misure e inserita entro manici preposti,
fin dall’antichità fu utilizzata per rifinire
a lucidatura le superfici dei mobili; in particolare venne
usata nella tecnica della doratura durante la fase di brunitura
della foglia d'oro.
Agemina:
tipologia di decoro che implica l’inserzione di un metallo
morbido e tenace entro stretti solchi praticati in altro metallo
più duro o su legno, così sfruttando l’effetto
cromatico prodotto dalla contrapposizione di metalli o fondi
a colore differenziato.
Agiografia:
letteratura relativa alla vita dei santi.
Agopittura:
con tale termine si intende un quadro policromo eseguito ad
ago. E’ definito “punto pittura” il punto
raso qualora venga eseguito impiegando fili colorati. Sempre
tra i lavori ad ago è compreso il cosiddetto ricamo
“bandiera”, tipico del Piemonte e diffuso nel
XVIII secolo, utilizzato soprattutto per ornare tessuti destinati
alla copertura di mobili.
Agrifoglio:
viene considerato il più bianco tra i legni; è
molto duro ed elastico. Gli ebanisti francesi e inglesi ne
hanno fatto largo uso per porre in opera raffinate esecuzioni
a intarsio. E’ detto anche “alloro spinoso”.
Trovo impiego in ebanisteria anche in America.
Ailanto:
legno duro e compatto, tendente al rosso venato, detto anche
“albero del Paradiso” o “del cielo”.
Proviene dalla Cina.
Albero
dei paternostri:
legno orientale, di colore rosso scuro, macchiato di nero,
duro e compatto.
Albero
della vita
vedi Lignum vitae
Albicocco:
legno di colore giallo bruno, duro. Trovò impiego in
particolare presso gli ebanisti francesi.
Alburno:
parte del tronco prospiciente la corteccia. È la zona
più tenera la cui funzione principale è la conduzione
di sali minerali solubili dalle radici alle foglie; composto
di fibre grosse, ricche di linfa e formato da cellule vive
che costituiscono l'apparato circolatorio della pianta. Nel
passare degli anni si trasforma in durame.
Alcantara:
tessuto che emula la consistenza e la morbidezza del camoscio,
usato per rivestire divani, poltrone, cuscini e manufatti
di simile destinazione.
Alcova:
nicchia realizzata all’interno di camere da letto, entro
uno specifico padiglione variamente delineato un arco, un
architrave o una balaustra, impreziosito da tende e cortinaggi.
Conobbe moda in particolare in epoca barocca e rococò.
Il termine deriva dal fonema spagnolo di etimologia araba
alcoba (documentato fin dal 1202) e designa una volta, una
cupola o propriamente anche uno "stanzino adiacente a
una sala", o un “piccolo padiglione destinato al
riposo”.
Aletta:
termine che designa in specifico la caratteristica sagomatura
aggettante, appunto detta “ad alette” delle pilastrate
in comò liguri a fronte mossa di epoca Luigi XV.
Alette:
prolungamenti
apribili nei lati corti di piani di tavoli di epoca Carlo
X o Biedermaier.
Allicciatura:
tecnica che prevede la piegatura dei denti di una sega, alternativamente
a destra e a sinistra, al fine di ottenere un taglio più
largo in cui la sega scorra senza incontrare significativo
attrito.
Alloro:
legno di colore biancastro, originario della Grecia, fu introdotto
nel corso del XVI secolo in Inghilterra e posto in opera in
particolare per intarsi. Può facilmente essere tinto
di rosa.
Allucciolato
vedi Oro Bouclè
Aloe:
legno ricavato dall’Aquilaria agallocha, timelacea delle
Indie orientali, del tutto diversa dalla pianta omonima a
cui è collegabile solo per il sapore amaro. Nella regione
messicana è frequente l’albero euforbiaceo (Exoecaria
agallocha), spesso indicato come legno di Calambac. E’
un legno tenero utilizzato in particolar modo in Francia per
la produzione di mobilia e di piccoli oggetti.
Altare:
struttura
per riti, sacrifici e celebrazioni religiose. In base alle
differenti tipologie, si ha il retablo che è un altare
ad ante, l’altare a mensa, a blocco, a cippo, ecc. L’altare
a sarcofago che si diffonde in epoca barocca. L’altare
sostituisce l’antico termine latino pila. Quando è
collocato nel presbiterio si dice altare maggiore. La sua
forma, nell’evolversi del tempo e degli stili, si è
sempre adattato alle componenti architettoniche. I più
antichi esempi di altari cristiani, sono di modeste dimensioni,
a forma di cippo e provvisti della fenestrella confessionis.
La mensa è la lastra lapidea orizzontale ove si celebrano
le funzioni liturgiche. Nei secoli trascorsi l’altare
era spesso sormontato da un ciborio. Oltre alla pisside, la
ritualità bizantina e altomedioevale richiedeva sopra
all’altare una croce pensile. La trasformazione dell’altare
da semplice mensa a struttura complessa, con scaffe e tabernacolo
incorporato e con porticelle laterali, avviene nel XVI secolo
a seguito dei dettami del concilio di Trento ed è continuata
sino a poco dopo la metà del nostro secolo.
Altarolo:
piccolo altare portatile; nella devozione domestica si tratta
in genere di un fondale di legno, atto a contenere immagini
devozionali, chiuso da portelle amovibili. Deriva dal latino
tardo altare. Esemplari di grande prestigio, estremamente
rari, sono realizzati in argento e hanno forma parallelepipeda
e includono una pietra sacra di materiale lapideo.
Altorilievo: tecnica consistente nel fare dal fondo la figura oltre la
metà del suo spessore. Se il rilievo non giunge a superare
la metà del suo spessore si chiama bassorilievo. Applicato
sin dall’antichità classica a tutti i materiali
e realizzato in ogni tecnica, incontrò particolare
fortuna in esecuzioni lignee e bronzee. Il Rinascimento è
l’epoca aurea dell’altorilievo.
Alzata: il termine designa la parte superiore del mobile a due corpi,
con ripiani a giorno o chiusi da ante, generalmente rientrante
rispetto alla parte inferiore, atto a esporre argenterie,
piatti e altri oggetti. Il termine alzata designa propriamente
anche il corpo superiore di un trumeau, dotato di ante centrate
da specchi, con timpano svettante a cimasa variamente decorata
e lavorata.
Amaranto: legno molto duro, ricavato dall’Amaranthus della Guiana.
Chiamato anche legno di porpora, appena tagliato appare di
un colore rossastro che con la stagionatura assume tonalità
rosso sangue, per questo è detto anche “Legno
di porpora”; con il passare del tempo può assumere
tonalità più scure. E’ stato spesso usato
per impiallacciature, intagli e intarsi, talvolta associandolo
al bois de rose. Utilizzato dapprima in Francia durante lo
stile Luigi XV, trova larga diffusione in epoca Restaurazione
durante lo stile Carlo X e in periodo Secondo Impero.
Amarilli: gruppo di legni tropicali americani, duri e pesanti, di colore
giallo dorato o rosso giallognolo, simili al mogano. Furono
posti in opera a intarsio in particolare in mobilia di periodo
Stuart e durante lo stile Chippendale.
Amboina: legno che prende il nome da un’isola delle Molucche
con capoluogo Amboina, è ricavato da una Meliacea (Pterospernum
Indicum) che vi alligna in un suolo di argilla e in un clima
molto caldo. Di grande durezza, molto usato nell’intarsio,
è di colore simile al mogano, rosso bruno chiaro con
sfumature arancione e rosate, e presenta venature ondulate
di grande effetto. Raramente adoperata nel Settecento, il
legno di amboina conobbe grande fortuna in epoca Impero, ove
gli ebanisti la utilizzarono per mobilia di lusso.
Ambone: tribuna rialzata accessibile da una scala a gradini, chiuso
su tre lati. Sostituito dal pontile e, nel XV secolo, dal
pulpito.
Ambra: resina fossile, è un prodotto della fossilizzazione
di quelli che già in età remote erano composti
organici vegetali amorfi emessi prevalentemente da conifere.
Semitrasparente, di colore dal giallo al rossiccio, si presenta
spesso in masse irregolari dalla forma a goccia, a ghiacciolo
o a colata. Presenta trasparenza e colori variabili dal giallo
chiaro all’arancio, al rossastro, al bruno, ne esistono
varianti diverse in dipendenza dal carattere dei giacimenti,
ritrovabile soprattutto nel nord Europa, presso Kiev, sui
litorali del mar Baltico e nel Cile; in Italia esiste l’ambra
del Simento o simetite, molto fluorescente, che proviene dal
giacimento miocenico dell’omonimo fiume siciliano. L’ambra
si elettrizza se sottoposta a frizione e, se autentica, emette
un caratteristico profumo. Fin da tempi protostorici considerata
rara e pregiatissima per gioielli o come decoro di arredi
di lusso, in particolare se include forme vegetali o animali.
Deriva dal latino medioevale ambar. Collezionata in ogni epoca,
fu utilizzata anche per decorare mobilia pregiata, anche in
forma di lastronature: un celebre esempio di cofanetto d’ambra
è a Modena, alla Galleria Estense: venne realizzato
da bottega tedesca o ungherese nel Seicento e acquistato in
data imprecisata dai duchi di Modena.
Amoerro: tessuto di seta il cui disegno emula le onde del mare. Molto
usato per poltrone, divani e arredamenti dei letti, in antico
veniva arricchito con fili d’oro e d’argento.
Oggi è più noto con il termine francese moire.
Ampolla: nel rito della celebrazione del sacrificio della Messa le
ampolle sono piccoli recipienti generalmente in vetro atti
a contenere l’uno il vino e l’altro l’acqua,
presentano corpo largo e beccuccio e sono provviste di manico.
Sono abbinati ad un vassoio o ad un piattino. Fin dall’antichità
l’ampolla era utilizzata per contenere profumi o unguenti,
a partire dal medioevo la si impiega anche per custodire olii
santi.
Ammantatura: procedimento con cui si asperge la superficie lignea di strati
sottilissimi di un misto di gesso di Bologna frammisto a colla
di coniglio, fino a formare una superficie compatta (di alcuni
millimetri di spessore) sulla quale si può operare
una coloritura a tempera oppure - previa applicazione di bolus
in terra armenica - dorare a foglia. Nella laccatura, dopo
la stesura della tempera si procede con l'apposizione di una
vernice a base di sandracca (diluita in alcool etilico a 99°),
filtrata ed addizionata a trementina veneta, così da
scongiurare successivi sfarinamenti della sandracca nel tempo.
Anca: parte raccorciata di un tenone, a rinforzarne l'unione in
corrispondenza dell'angolo.
Ancona: complesso ligneo o marmoreo o di altri materiali (come la
scagliola) che inquadra un oggetto di culto sovrastante l’altare.
Il più delle volte l’ancona era destinata a ospitare
un dipinto che se posto in asse rispetto alla navata maggiore
in origine assumeva esso stesso il nome di ancona, successivamente
mutato in pala. Il termine ancona oggi designa propriamente
l’incorniciatura complessiva, composta da uno o più
pannelli, uniti da una cornice. Si conoscono anche ancone
portatili o da viaggio. Si presenta generalmente in forma
di edicola.
Anelli
di crescita: ogni anello si forma nel tronco dall'alternarsi
della crescita del legno primaverile e di quello autunnale.
Angaletto: il termine designa, nei mobili, il taglio o la giunzione dei
pezzi a 45° gradi.
Angoliera: (detta impropriamente anche cantoniere o cantonale). E’
un mobile di forma triangolare e di varie dimensioni, destinato
ad occupare un angolo della stanza. Diffusosi a partire dalla
fine del Seicento, monta generalmente su corte gambe e può
presentarsi aperto, con scaffali, o chiuso, ad armadietto
con vetrine o ante lignee; la facciata anteriore è
in genere convessa, di rado è dritta. L’angoliera
ebbe il periodo di maggior splendore nel Settecento, quando
prevalsero le forme arrotondate e capricciose, elaborate,
ornate di intagli, intarsi, lacche, applicazioni in bronzo,
ecc., incontrando particolare successo in Francia, ove erano
dette encoignures. Anche nel XIX secolo questa tipologia d’arredo
conosce larga fioritura d’esemplari, in particolare
durante il Secondo Impero.
Anice: legno di colore grigiastro, molto duro, ha origini orientali.
Usato in prevalenza per porre in opera lavori a intarsio,
particolarmente utilizzato da ebanisti francesi.
Anima vedi Scafo
Anilina: composto azotato, usato per la preparazione di coloranti,
resine, solventi e vernici.
Anta: sportello di un mobile a battenti, la cui conformazione e
decorazione (dipinta, intarsiata o intagliata) ha assunto
le movenze degli stili in voga nelle varie epoche. Il termine
viene inoltre impiegato per indicare le imposte delle finestre,
gli stipiti delle porte o gli sportelli di altaroli, dittici,
trittici o polittici.
Anta a ribalta vedi Calatoia
Antefissa: in architettura, elemento decorativo a motivi naturalistici
come foglie, palmette, volute, mascheroni o teste umane, che
termina le testate degli embrici sui tetti dei templi greci,
etrusco-italici e romani. Nelle arti decorative, è
termine che trova applicazione nella mobilia di gusto classico.
Antemio: motivo di derivazione classica, usato in mobili di diverso
stile e per lavori in metallo. Si tratta di una forma di decoro
ornamentale con girali floreali o altri elementi ornamentali,
disposti a raggiera. Fu usato in particolare in Inghilterra
da Robert Adam e da Hepplewhite. E’ detto anche antemione.
Antependium vedi Pallium
Antropomorfa: forma decorativa che in sé racchiude elementi figurati
di ascendenza umanizzata, pur in un generale impianto compositivo
pervaso da moduli animaleschi.
Applicazioni: è una tecnica adoperata soprattutto per lavori in tessuto,
ceramica o in metallo: consiste nell’applicare motivi
decorativi a prodotti di materiale, colore e manifatture differenti.
Appilique: termine francese che in arredamento significa precipuamente
“lampada applicata alla parete”. Originariamente
erano destinate a reggere torce o candele. Per applique si
intende anche un pannello o una mensola fissate a una parete,
atta a sostenere una lampada o un lume. Impropriamente, per
appliques si intende anche l’insieme delle applicazioni
bronzee che fungono da decoro a mobilia di stile Luigi XV,
Neoclassico, Impero o Napoleone III.
Aquilaria vedi Agalloco
Arabesco: tipo di decorazione composta da serie uguali di motivi geometrici
o vegetali sui quali è stata operata una forte stilizzazione,
che si intrecciano a formare un disegno elegante e ricco di
fantasia. Questa tecnica trova piena rispondenza nella concezione
religiosa dell’Islam, che negli ornati attinse a forme
il più possibile distaccate dalla realtà. Dal
mondo arabo che li aveva elaborati, questi motivi ornamentali
vennero trasmessi alla cultura occidentale fin dal medioevo,
ma riscossero grande fortuna nel Quattrocento, allorché
apparvero su stoffe veneziane, e nel Cinquecento che ne apprezzò
molto la forma astratta.
Arbaléte: termine francese che indica la linea della fronte di un mobile,
con una sezione piatta al centro e due incurvate ai lati,
come in un arco o in una balestra. I mobili di questo tipo
erano detti en arbaléte o en d’arc d’arbaléte.
In Inghilterra e in America con lo stesso termine, e con le
varianti “Arco di Cupido” o Cupid’s bow,
si intende anche un genere di traversa a serpentina nelle
spalliere a giorno delle sedie Chippendale.
Arc
d’arbaléte vedi Arbaléte
Arca: mobile di antichissima codificazione formale, le cui origini
si confondono con quelle del cassone, pur differenziandosi.
Il termine àrca, di origine latina, deriva dal verbo
àrceo (contenere), che a sua volta deriva dal greco
àrkos (riparo). I romani, infatti, chiamavano arca
non solo qualsiasi tipo di cassa pubblica o forziere privato
ma anche la celletta che serviva come carcere domestico per
gli schiavi. Con l'avvento del Medioevo, l'arca divenne una
cassa di legno a forma parallelepida, con piano a sbalzo,
su alte gambe ad affusto lineare. L’uso nei secoli fu
ambivalente: contenitore di vesti, denaro, biancheria ed altri
oggetti domestici o finanche il grano e altre derrate alimentari.
Alcune arche medievali si presentavano particolarmente pregiate
per la qualità dei materiali con i quali erano realizzate
e per la bellezza e la ricchezza degli intagli. Con la fine
del Medioevo l'arca cadde quasi completamente in disuso, rimanendo
però nell'arredamento rustico di alcune regioni italiane
(area meridionale e Sardegna). Fin dall’antichità
e ancora nel medioevo, l’arca poteva essere adibita
ad usi sacri (contenitore di reliquie) nelle chiese o perfino
da bara, come documenta l’interessante esemplare oggi
al museo Correr di Venezia, che nel 1266 fu asservito ad uso
di sarcofago per contenere le spoglie della beata Giuliana.
Dall’arca propriamente a tetto archiacuto discende l’arcile.
Arca
Santa: nome che designa l’antico mobile costruito ai
tempi mosiaci per custodire le tavole dell’alleanza
tra il popolo ebraico e il Signore, oggi perduto e probabilmente
distrutto. Anche l’Aron ha-Kodesch, mobilia designata
alla custodia della Torah entro la sinagoga, è detta
arca santa.
Arcella: tipico cassone configurato a forma parallelepipeda, sostenuto
su quattro piedi a pilastro rialzato, deriva il nome e la
forma dall’arca sepolcrale, dimodoché spesso
presenta coperchio “a schiena d’asino. Noto dall’antichità
è in particolare documentato fin dal tardo medioevo,
dove risulta tra gli arredi destinati a contenere il corredo
nuziale e quello delle monache. In Italia l’arcella
viene costruita ancora tra sette e ottocento in area meridionale
o isolana.
Archiacuto: arco acuto o arco a tutto sesto, tipico elemento architettonico
o ornamentale della mobilia di epoca gotica e neogotica.
Architrave: elemento architettonico orizzontale con funzione di raccordo
statico di elementi verticali quali colonne, pilastri, archi,
ecc. Nella struttura degli ordini classici costituisce la
base della trabeazione. Nella mobilia trova larga applicazione
nella produzione ispirata all’arte classica.
Arcibanco: tipo di mobile, di fattura solitamente massiccia, costituito
da un cassone (arca) che funge da sedile (banco) per più
persone, da due braccioli e da un alto schienale spesso intagliato
o intarsiato. Largamente in uso nell'Italia settentrionale
durante il Medioevo e il Rinascimento, veniva spesso posto
nelle camere da letto e utilizzato come contenitore di oggetti
di vario genere. Divenne obsoleto a partire dalla fine del
XVI secolo, quando cominciò a essere sostituito dall'armadio.
Arcile: mobile atto a custodire la farina. Deriva dalla madia e presenta
il piano verticalizzato nella caratteristica forma “a
schiena d’asino” detta anche a doppio spiovente.
Desume il nome dal latino medioevale arcile e deriva tipologicamente
dalle caratteristiche sepolture gotiche ad arca. Diffuso nel
tardo Cinquecento, inizialmente reca forma lineare o arricchimenti
in bugnature rettangolari. Nel corso del Seicento le bugne
tendono a stondarsi negli apici. Di rado montano nella parte
inferiore un cassetto. Generalmente gli esemplari di maggior
pregio sono impreziositi da borchie in ottone, in modo particolare
in Emilia Romagna dove gli arcili hanno maggior diffusione,
sebbene anche gli Abruzzi abbiano prodotto mobilia di questa
tipologia.
Arco: struttura curva i cui estremi poggiano su piedritti.
Arco
di Cupido vedi Arbaléte
Arella: stecca di canapa palustre essiccata, che nel caso dei manufatti
in scagliola viene utilizzata in mazzetti per costituire armatura
o comunque supporto interno alla struttura in gesso.
Argimpello vedi Orpello
Arme: in araldica questo termine designa l’insieme dello scudo,
delle pezze e dei colori. Si dividono in semplici e composte.
Semplici se composte da una sola arme, composte se formate
da varie armi riunite insieme. Vengono inoltre chiamate piane
quelle formate su un solo colore, cariche quelle formulate
in insiemi di figure e smalti.
Armadio: deriva dal termine latino armarium (contenitore di armi) o
aromarium (contenitore di spezie). E’ una tipologia
d’arredo di antichissima origine, ampiamente testimoniato
anche in epoca romana, usato per riporvi oggetti di varia
natura: vestiti, libri, preziosi, documenti, ecc. Del Medioevo
si dispongono scarse testimonianze di armadi: erano generalmente
a muro, mobili dall’aspetto solido, di fattura semplice
o addirittura rozza, costituiti di assi di legno inchiodate
a volte ornate di pitture, muniti di pesanti cerniere e serrature
a vista. Più diffusi nelle sagrestie delle chiese,
atti a custodire gli oggetti liturgici, trovavano anche discreto
impiego nelle biblioteche e negli archivi. Nel Trecento assumono
forme più armoniose, e alle decorazioni pittoriche
si tende a preferire ornati a formelle intagliate e scolpite,
mentre le parti metalliche vengono posizionate internamente,
in questo secolo trova diffusione anche nelle case private,
ove di rado trova utilizzo come contenitore di indumenti,
essendo ancora invalsa l’abitudine di riporli nel cassoni.
In Italia, nella prima metà del Quattrocento perde
via via le fattezze slanciate e gli intagli mutuati dall’architettura
e dall’arte gotica per assumere le forme della nuova
architettura rinascimentale: un fenomeno che trova origine
in Toscana; la sua altezza è solitamente inferiore
alla larghezza, e può mantenere la struttura a due
corpi divisi da una fascia con o senza cassetto, oppure consistente
di un corpo unico, i marangoni fiorentini mutuarono le loro
ideazioni decorative dal Brunelleschi e dall’Alberti,
applicandone modanature nei basamenti e nei coronamenti con
motivi a ovoli e dentelli, ampie lesene variamente scanalate
e una moltitudine di decori desunti dall’antico. Montano
ante variamente scolpite, dipinte e talvolta intarsiate Anche
i fianchi sono generalmente lavorati, conferendo al mobile
un carattere architettonico a forte valenza plastica. Il piede
in auge è quello scolpito in forma ferina. Tipico dell’Umanesimo
e del Rinascimento è lo studiolo, ovvero piccole stanze
con pareti interamente occupate da armadi a muro, dai portelli
interamente decorati a tarsie, un celebre esempio n’è
quello di Federico da Montefeltro ad Urbino, o ornato da pitture
come lo studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio a Firenze.
In epoca Barocca l’armadio, solitamente in noce e ormai
a un solo corpo con doppia anta in ossequio alla nuova moda
diffusasi verso la metà del Seicento in Francia sotto
lo stile Luigi XIII, mutua il suo carattere e i singoli elementi
dalla contemporanea architettura, con un risultato massiccio
ed elaborato: alle forme sobrie e squadrate subentrano linee
spezzate e pesanti cornicioni. Gli esemplari destinati a una
committenza di rilievo sono adorni di intagli e acquistano
nuova dignità plastica, che talvolta sconfina con la
scultura a tutto tondo, talvolta sono impreziositi dalla nuova
essenza lignea di grande pregio: l’ebano, che ne riveste
le parti a vista. Nel Settecento questa tipologia, benché
ancora se ne producono esemplari significativi di forma gentile
e contenuta, perde di popolarità, le decorazioni più
in voga sono la lastronatura in radica, l’intarsio,
arricchimenti con guarnizioni bronzee e ornati con pittura
a lacca. L’armadio è ora confinato nei guardaroba
e nei soggiorni delle case di provincia, essendo ormai considerato
un mobile troppo ingombrante per il nuovo buon gusto diffusosi
con lo stile Luigi XV, dove i palazzi videro l’adozione
di mobilia più contenuta e aggraziata. Tornerà
di moda nell’Ottocento, tra l’Impero e la Restaurazione,
nella nuova forma con anta “a specchiera” destinato
alla camera da letto.
Armoire: termine francese, attestato dalla fine del XII secolo a designare
l'armadio. Nel '400 la parola viene attribuita a un mobile
chiuso da una grande anta con quattro esili colonne che ne
costituivano la parte centrale; talvolta è riferita
però anche a un tipo di credenza e a uno scrittoio
ribaltabile (secretaire en armoire} che, una volta chiusi,
assomigliavano a un armadio. Con la sua diffusione negli arredi
cinquecenteschi, l'armoire assume definitivamente la configurazione
tipologica tradizionale, con due ante, lesene, frontone decorato
ed eventuale aggiunta di altri elementi architettonici
Armoire-bibliothéque: termine di origine francese che designa un armadio specificatamente
destinato a contenere libri, con i pannelli delle ante generalmente
sostituiti da grate a vista di vario tipo. Questo particolare
tipo di mobilia si diffonde in Francia durante lo stile Luigi
XVI, ed era destinato alle camere di rappresentanza.
Armoirette: termine francese che designa un secretaire, del tutto simile
alla tipologia del secretaire a abattant, ma con calatoia
ad anta. Questa inusuale tipologia trova diffusione in Francia
durante lo stile Impero, incontrando una certa fortuna anche
presso gli ebanisti italiani, in particolare toscani.
Armonium vedi Armadio
Aron
ha-Kodesh: armadio sacro contenuto all’interno delle
sinagoghe di culto ebraico, atto a custodire i rotoli della
Torah. Detto anche “arca santa”.
Arricciato vedi Arriccio
Arriccio: nella pittura ad affresco, strato di intonaco successivo al
rinzaffo, su cui viene tracciato un abbozzo della composizione.
Art
Decò, stile: (1914 - 1930). L’inizio del conflitto
del 1914 precipitò il mondo una tragedia la cui portata
segnò la fine di un’era, della Bella Epoque e
dell’Art Nouveau. Alla fine della guerra, con il radicale
cambiamento che investì la società europea,
era inevitabile che mutasse anche lo scenario estetico, e
con esso l’arredo che è parte integrante del
vivere quotidiano. Nel mobile alle forme curvilinee e alle
delicatezze femminee che così nitidamente contraddistinguono
l’epoca Liberty, si preferisce ora la chiara geometria
indicata da Picasso e da Braque già prima del 1914,
teorie che sono alla base dell’affermarsi del movimento
Cubista. Il linearismo geometrico-cubista che sarà
il motivo firma degli arredi di Stile Art Decò trova
importanti antecedenti in Mackintosh e in van de Velde e uno
dei suoi primi autentici antesignani in Joseph Hoffmann. Non
senza ironia sarà proprio un francese a decretare il
successo del nuovo funzionalismo modernista, ponendosi agli
antipodi rispetto alla precedente produzione, Jacques-Emile
Ruhlmann è forse da indicarsi come il massimo esponente
dello stile oggetto di questo capitolo, che conosce il suo
apogeo nel 1925, con la grande esposizione di arti decorative
svoltasi in Parigi. Fu un’occasione dove la mobilia
a geometria lineare, di forma sobria e pulita, con designer
che sovente inserivano forniture in ferro o in acciaio disposte
con infallibile grazia, fu sommamente apprezzata dal grande
pubblico. Uno degli arredi più celebri di questo periodo,
realizzato tra il 1920 e il 1922, è la casa della rinomata
sarta francese Jeanne Lanvin, la cui esecuzione spetta a Albert
Rateau, la cui ricostruzione è oggi visibile al Museo
di Arti Decorative parigino. Si tratta di un contesto arredativi
che rende dozzinali e mediocri anche le migliori esecuzioni
dovute alla corrente Bauhaus che giunge a estremizzare i concetti
dell’Art Decò con esempi di eccessivo schematismo
formale, con mobilia scheletrica e dozzinale, anche se motivata
da istanze di utilitarismo funzionale.
Se nello stile precedente la manualità artigianale
era stata una condizione sine qua non ora si è tornati
ad affermare il predominio e la necessità di servirsi
di mezzi meccanici seriali, come pretende a grandi numeri
la clientela nella sua stragrande componente di massa, solo
in rade occasioni e per committenza di capaci possibilità
economiche si giunge a creare manufatti di particolare interesse
estetico.
In questi anni muore, e forse per sempre, quella grande tradizione
d’arte lignaria che fin dal medioevo ha disseminato
la storia di grandi capolavori.
Ora più che al singolo artefice l’esecuzione
di un modello è demandata al designer o a architetti
sovente di fama internazionale, come Le Corbusier o Alvar
Aalto o ancora a volgarizzazioni di moduli stilistici viennesi
elaborate da disegnatori finlandesi e tutto, comunque, rigorosamente
eseguito in scala industriale. Il pubblico fin da questi anni
è plagiato dai mass media che a tavolino elaborano
il successo di una linea o di una marca, all’insegna
di arredi diremmo oggi “griffati”, ma sovente
tutt’altro che comodi e funzionali e spesso di moda
resa effimera, non appena per esigenze produttive si è
pronti a lanciare sul mercato nuove illusioni medianiche.
Art
Nuveau, stile: movimento artistico nato in Belgio nell'ultimo
decennio dell'Ottocento e diffusosi rapidamente in tutta Europa
anche con nomi diversi, quali Modern Style in Inghilterra,
Jugendstil in Germania e in Austria, modernismo in Spagna.
In Italia, per il prevalere di diffuse ornamentazioni vegetali,
è conosciuto come "stile floreale" o, più
frequentemente, "stile liberty", dal nome di Arthur
Lesenby Liberty (1843 - 1917), proprietario della ditta inglese
Liberty & C., che dal 1875 diffonde gioielli, tessuti,
parati, mobili, decorati con motivi floreali stilizzati e
con composizioni dal segno ondulato e sinuoso. L'Art Nouveau,
nata in contrapposizione allo storicismo ottocentesco e alla
quale non sono estranee influenze di movimenti innovatori
come quello delle Arts and Crafts e dei pittori preraffaeliti,
nonché di modelli orientali (soprattutto giapponesi)
e di segni elaborati di origine esoterica, trova il suo movimento
più alto nelle esposizioni di Parigi del 1900 e di
Torino del 1902. Sono soprattutto i campi dell'architettura
e della scultura, nonché quelli di tutte le arti decorative,
ad essere fortemente influenzati per circa vent'anni da questo
stile. Vedi Liberty.
Arte
povera vedi Lacca povera
Arti
maggiori: in senso moderno (ma formulato dalla critica ottocentesca)
architettura, pittura e scultura. Anticamente, con le corporazioni,
giudici e notai, mercanti, cambiatori, medici e speziali (fra
i quali i pittori), arte della lana, arte della seta, pellicciai.
Arti
minori: secondo una definizione ottocentesca tutte le forme
di artigianato e di arte decorativa. In antico così
si designavano le associazioni di artigiani quali i beccai,
calzolai, fabbri, maestri di legname, ecc.
Artiglio “a palla”: tipico piede intagliato in forma di
artiglio di rapace a lambire una sfera. Questa formulazione
sostituisce il piede a zoccolo e a mazza caratteristico del
periodo Queen Anne in Inghilterra, trovando diffusione a partire
dal secondo decennio del XVIII secolo. In epoca Impero e in
generale nel neoclassicismo e ancora durante la restaurazione
questo piede conosce largo impiego.
Arts
and Crafts: movimento nato in Inghilterra nella seconda metà
dell’Ottocento per impulso di William Morris rivolto
a rivalutare l’importanza dell’attività
manuale in contrapposizione al diffondersi della produzione
industriale, per migliorare il livello delle arti decorative.
Già dalla seconda metà dell’Ottocento
si sentì in Inghilterra l’esigenza del rinnovamento
delle arti applicate, la cui produzione rea stata fin allora
condizionata da motivi economici improntati ad una cultura
storicista che aveva operato una netta scissione tra arte
e industria. Il Morris, traendo fedele ispirazione dalle teorie
di Ruskin, propugnò strenuamente la necessità
di integrare le varie discipline artistiche tra loro e loro
con la società. Ripugnando l’arte industriale,
propose l’artigianato come ideale strumento di riqualificazione
delle arti applicate, guardando idealmente alle corporazioni
artigiane medioevali come suprema fonte di ispirazione. Insieme
a Burne Jones, Webb, Marshall, Faulkner e Rossetti nel 1882
fondò un laboratorio di arti applicate ove si produssero
manufatti di svariata tipologia, compresa mobilia d’arredo.
Per motivi economici la ditta chiuse nel 1887, non riuscendo
ad ottemperare alle finalità dei soci che prevedevano
di raggiungere un pubblico non facoltoso. L’anno successivo
l’associazione Arts and Crafts (ovvero arti e mestieri)
sorta con un programma di rinnovamento del gusto e delle forme,
tenne le prime mostre ed ebbe come principale promotore Ashbee.
Nell’ultimo Ottocento furono numerose le associazioni
che si ispirarono al movimento Arts and Crafts, tra le molte
degne di menzione si ricordano la Century Guild, la Mackmurdo,
la Art Worker’s Guild e la Guild and School of Handicrafts.
L’emblema del movimento in un certo senso divenne la
“Casa rossa” costruita ad Upton nel 1859 da Philipp
Webb e Morris, che ne curò l’intero arredamento.
I risultati a cui giunsero i vari artisti che si riconoscevano
nelle direttrici del movimento furono tra i più diversi,
pur continuando a manifestare l’esigenza di conservare
importanza e dignità estetica anche all’oggetto
d’uso quotidiano più insignificante. Per quanto
pertiene la mobilia, alcuni si indirizzarono verso forme semplici
e aggraziate, altri riproposero in concreto lo spirito medioevale
di collaborazione ricorrendo a maestranze di differente specializzazione.
L’erede diretto di Morris fu Walter Crane, che all’attività
di illustratore unì quella di propagatore delle idee
del movimento, opera nella quale si dimostrerà fedele
discepolo del maestro. Altri personaggi di spicco furono l’architetto
W. R. Lethaby, primo direttore della Central School of Arts
and Crafts, l’architetto e decoratore C. R. Ashbee,
che per primo espresse seri dubbi intorno alla validità
del recupero delle arti medioevali, l’architetto e designer
C. A. Voysey che si discostò dalle posizioni di Morris
e giunse a considerare la macchina come uno strumento nuovo
e rivoluzionario, utile anche nel campo artistico, anticipandone
la futura importanza per l’arte moderna. I presupposti
ideologici di matrice socialista, che inneggiavano a una diffusione
di massa dei prodotti, ben presto fallirono, come già
prima la ditta di Morris, in virtù dell’elevato
costo delle produzioni non industriali. L’Arts and Crafts
influenzò notevolmente l’Art Nouveau, incidendo
su diversi aspetti formali e nella più giusta considerazione
del ruolo delle arti applicate. Negli Stati Uniti, a partire
dal 1870, si diffuse un movimento analogo di significativo
interesse.
Aspersorio: strumento ad uso liturgico, è costituito da un’asta
munita all’estremità di una sfera traforata,
è accessorio del secchiello per l’aspersione
dell’acqua benedetta, donde il nome.
Asso
di Coppe: motivo ornamentale che veniva richiamato nella sagomatura
di parti di mobilia, solitamente sostegni di gambe e schienali
di sedili. Il motivo “ad asso di coppe”, solitamente
impreziosito da intagli di vario tipo, trova larga adozione
nella toscana del primo Cinquecento, conosce larga fortuna
anche nel corso del Seicento, per scomparire intorno alla
prima metà del secolo successivo. Tornò in auge
nel tardo Ottocento, quando lo stile neorinascimentale conobbe
grande diffusione internazionale.
Assorbimento
d'acqua: proprietà misurabile con la quantità
d’acqua assorbita durante prescritte condizioni di tempo,
temperatura, dimensioni dei provini e profondità di
immersione in acqua.
Astragolo: in architettura è la modanatura che separa il fusto
di una colonna dalla base e dal capitello, o che adorna altre
membrature come architravi e soffitti a cassettoni. La forma
più diffusa è a profilo semicircolare convesso
o a grani tondi e ovali alternati. In ebanisteria la decorazione
ad astragolo è diffusa per adornare cornici e profili
di mobili.
Atarah: corona ornamentale generalmente in argento per il Sefer Torah,
rotolo contenente la legge del popolo ebraico.
Atelier: temine francese che designa, a partire dal XIX secolo, il
laboratorio di un artista ed il suo gruppo di collaboratori.
Athénienne: tavolino circolare sostenuto da tre piedi, dapprima ideato
in Francia sotto il regno di Luigi XVI, conobbe larga diffusione
in epoca neoclassica e durante lo stile Impero. Pur in numerose
varianti, prevede una forma basilare a tripode, mutuata direttamente
dagli antichi esemplari di epoca romana che gli scavi di Ercolano
e Pompei andavano via via disseppellendo. Monta gambe leggermente
incurvate oppure dritte a piastrino, spesso desinanti con
piedi zoomorfi poggianti su una predella triangolare, sopra
erano dotati di un ripiano orizzontale marmoreo o ligneo o
di altro materiale, oppure di un bacinetto concavo, talvolta
in porcellana. Le parti di sostegno erano in legno o in metallo,
impreziosite da applicazioni in bronzo, pietre dure, ecc.
La data di nascita del termine athénienne può
essere considerata il 1763, allorché il pittore Vien
espose al Salon di Parigi un dipinto dal quale il Filipart
trasse l’incisione intitolata “La verteuse athénienne”
dove era visibile un bruciaprofumi a tripode che può
essere considerato l’archetipo di questo mobiletto.
Se è specificatamente destinato alla funzione di spargiprofumo,
è detto cassolette. L’appellativo ebbe però
consacrazione ufficiale nel 1773 ad opera del banchiere J.
H. Eberts, celebre cultore di antichità. Venne anche
usato anche per sostenere un catino lavamano, un portavasi
o un candelabro.
Atlante: col nome del mitico gigante, che secondo la mitologia greca
era condannato a reggere il mondo sulle spalle, sono indicati
quegli elementi decorativi e strutturali in forma di figure
maschili atti a sorreggere mensole, cornicioni o altri elementi
aggettanti. Molto frequente in architettura, in ebanisteria
questo tipo di sostegno si trova applicato a partire dal Rinascimento
fino al Settecento, era destinato a decorare le facciate di
stipi, armadi, cassettoni o anche a fungere da piede o centrale
per tavoli e consoles. E’ chiamato anche telamone, mentre
le analoghe figure femminili sono dette cariatidi.
Aubusson: cittadina della Francia centrale nota soprattutto per il ruolo
avuto nella storia dell’arazzeria. La manifattura di
Aubusson nasce nel 1665 quando il ministro Colbert riunì
sotto il nome di Manufacture Royale des Tapisseries tutti
i laboratori francesi dove erano tessuti con tecnica ancora
artigianale, arazzi e tappeti. Veniva data così ufficialità
a una produzione già da tempo fiorente in forme esclusivamente
locali o private. Da quel momento e per tutto il Settecento
per le opere qui prodotte si usò la sigla M.R.D. o
M.R.D.A. (ovvero Manufecture Royale d’Aubusson). Il
piccolo centro tuttavia mai raggiunse i risultati del Gobelins
o di Beauvais, ma conservò un carattere di sobrietà
nella fattura e nelle decorazioni che esprimeva le particolari
tendenze di gusto di una committenza privata e non di corte.
Tentativi di migliorare la produzione furono condotti nel
Settecento, quando ad Aubusson furono attivi autori di modelli
e pittori come Dumons e il Juillard, furono allora tessuti
arazzi a imitazione di quelli di Beauvais. Parallelamente
in questi anni si diffuse la produzione di tessitura di prodotti
destinati a tappezzare mobilia.
Auricolare,
stile: lo stile auricolare (o stile lobato) è un particolare
modo decorativo che mostra la trasformazione in chiave fantastica
di elementi tratti dalla natura, quali teste di gufo o ali
di pipistrello, fusi ad altri che ricordano le parti cartilaginee
del corpo (ad esempio dell’orecchio, da cui deriva il
termine italiano di origine latina) o altresì fusi
ad elementi di origine inorganica o astratta. La genesi dello
stile auricolare ha inizio poco prima della prima metà
del Cinquecento, con motivi decorativi di origine diversa:
anzitutto le forme di alcuni tipi di incorniciature di stemmi,
composti da riccioli di rigidità metallica, elaborate
a partire dal 1520 circa in Francia, Germania e Italia, forme
che si fusero verso la metà del secolo con un altro
motivo decorativo di origine italiana, caratterizzato dal
prevalere di motivi a C variamente articolabili per creare
movimento e vitalizzare forme astratte. Un esempio di questo
incontro perfettamente riuscito è nelle incorniciature
in stucco modellate dal Brandani verso il 1560 per il Palazzo
Ducale di Urbino. Contemporaneamente, un terzo fattore anch’esso
mutuato da esperienze italiane, riconoscibile nell’ornamento
a grottesca i cui elementi si sono evoluti diventando sempre
più dinamici e bizzarri, partecipa alla definitiva
formulazione dello stile auricolare. Questo stile che ebbe
diffusione europea, adeguò elementi di origine inorganica
alle forme vitali, compose felicemente cartocci e riccioli
a simulare occhi mostruosi e visi fantastici, unendoli a motivi
naturalistici trasformati bizzarramente. La piena affermazione
si ebbe tra il tardo Cinquecento e i primi decenni del Seicento,
accordandosi particolarmente al gusto del tardo manierismo,
ad esso si ispirano i disegni di F. Zuccari, del Diettelin,
del Koller, incisioni, intagli lignei e il fenomeno ebbe particolare
rilevanza nella produzione delle cornici lignee. Nel nord
Europa e nell’Italia meridionale, paesi dove prevalse
la componente inorganica, questo stile sopravvisse più
a lungo che altrove, e a Napoli e in Baviera conobbe fortuna
fin nella prima metà del Settecento. Lo stile auricolare
fu inventato verso il 1607 dall’orafo olandese Paulus
van Vianen che lo mutuò dalle incisioni dei manieristi
tedeschi e olandesi e dagli studi naturalistici, questo stile
venne diffuso dal fratello Adam e dal nipote Christiaen. Si
incontra in particolare nelle decorazioni intagliate dei mobili
olandesi, tedeschi e inglesi della prima metà del Seicento.
Avorio: ricavato essenzialmente dalle zanne di elefante, dai denti
dell’ippopotamo e dai canini del tricheco. E’
una sostanza ossea fibrosa, dalla grana stretta, che seccando
si contrae leggermente e offre una resistenza paragonabile
alla pietra. Perciò nella lavorazione la prima fase,
lo sgrossaggio, viene effettuata con lo scalpello o anche
con la sega come avviene per il marmo; per la modellatura
si impiegano strumenti simili a quelli usati dagli scultori
in legno, ma più piccoli. Le rifiniture si operano
con il bulino, poi l’opera viene pulita e lustrata con
uno straccio. A causa della durezza del materiale si può
ricorrere ad una bagnatura per ridurne la resistenza. Col
passare del tempo l’avorio può acquistare una
patina giallognola, rosso bruna dai toni caldi o, più
di rado, un colore latteo. A volte, negli oggetti di produzione
occidentale, si constata che al pezzo è stato dato
un bagno di tintura rossa, nella più parte dei casi
per mascherare la cattiva qualità del materiale o per
simularne un’antichizzazione convincente. Raramente
i lavori in avorio furono policromi, più spesso si
trovano lievi tocchi d’oro o di colori vivaci. Questo
materiale, utilizzato a vari fini dall’uomo fin in epoche
remote. Per quanto pertiene l’applicazione alla mobilia,
nel Rinascimento è di un certo interesse la produzione
della bottega degli Embriachi, che da Venezia si trasferirono
a Firenze, ove fu operosa per quasi tutto il Quattrocento,
producendo oggetti profani e raffigurazioni sacre di gusto
goticheggiante, tanto in avorio quanto in osso, sono a tutt’oggi
celebri le cassette porta oggetti e portagioie, decorate con
placchette ornate di figure in costume del tempo e scene cortesi.
Nel Cinquecento l’avorio divenne raro, in virtù
della temibile presenza turca sulle vie commerciali, in quest’epoca
le decorazioni eburnee si estendono anche a impreziosire il
mobilio e gli strumenti floreali, in forma di tarsie che ne
incrostavano bellamente le superfici, applicazione che conobbe
larga fortuna anche nel Seicento, per mobili di particolare
sfarzo, come stipi o medaglieri. Quasi trascurabile l’utilizzo
dell’avorio nel Settecento, verso la metà dell’Ottocento
tornò di moda e molti arredi in stile neorinascimentale
vennero intarsiati con questo materiale.
Avorio: legno di colore bruno scuro, utilizzato verso la fine del
Seicento in particolare da ebanisti inglesi. Nel Settecento
fu posto in opera in creazioni di parquetries.
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