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Paolo Cesari
Consulente Tecnico Antiquariale

 

Dizionario del mobile (glossario)
(a cura di Paolo Cesari)

A

Abaco: elemento architettonico posto a coronamento di un sostegno (generalmente una colonna o un pilastro).

Abattant: il termine francese designa il piano frontale di un mobile improntato ad anta ribaltabile, fissato nella parte inferiore mediante cerniere o bilancieri, tale da aprirsi in avanti a sbalzo, dispiegandosi a funzione scritturale. In italiano il fonema trova corrispondenza nel termine di calatoia, alla cui voce si rimanda per gli approfondimenti di eventuale necessità.

Abete: legno di colore chiaro, con toni tendenti al rosso, è particolarmente tenero e di facile taglio. Tra le sue varietà è nota quella denominata “abete rosso”, usata nella costruzione dei mobili e specie nella loro ossatura. L’abete cadorino è distintivo della mobilia veneta.

Abside: spazio a struttura semicircolare o poligonale, voltato, nelle chiese è generalmente situato all’estremità orientale, a coronamento del coro.

Acacia: legno di colore chiaro, con striature scure, duro e resistente. Viene posto in opera soprattutto per mobili che richiedono lavori di tornitura. La qualità nota come “acacia australiana” presenta tonalità rossastre o violacee e serve essenzialmente per eseguire intarsi.

Acantiforme: motivo ornamentale ispirato alla foglia d’acanto. Può essere disposto a foglia aperta, a girale, accartocciato.

Acanto: pianta mediterranea le cui grandi foglie a forma frastagliata furono sovente riprodotte dagli artisti ellenici nei capitelli di ordine corinzio. L’ornato acantiformi, a volute vegetali stilizzate, è frequente in incorniciature, fregi e altri elementi architettonici. La foglia d’acanto conosce grande auge in epoca imperiale, figurando nella tipica stesura a capitello denominato “romano composito”; in epoca imperiale conosce una forte flessione, per riprendere vigore con il Rinascimento ove fu largamente applicato nella decorazione plastica. Nelle arti applicate è particolarmente utilizzato nei mobili, non solo come costituente i capitelli, ma anche disposto nelle specchiature, nei fregi e nelle cornici. Il motivo a foglia d’acanto venne largamente posto in opera nell’intaglio durante il Rinascimento, in epoca Barocca e nel secondo Settecento.

Acajou vedi Mogano

Accecare una vite: operazione che implica l’esecuzione di un foro tale da obliterare la testa della vite, così da poter essere nascosta alla vista stuccandone il foro.

Acero: legno di pregio modesto, di colore che varia dal bruno rossiccio al giallo chiaro quasi bianco, compatto, abbastanza duro, ricavato dalla variante detta Pseud’oplatanus oppure da quella campestre. Viene utilizzato in ebanisteria sia per costruire parti dello scafo quanto in rifiniture a intarsio, nonché dai liutai per realizzare le casse armoniche degli strumenti musicali. La varietà “a occhio d’uccello” (acer saccharinum) ebbe larga diffusione in America e soprattutto nel New England in forma di impiallacciatura, in virtù del piacevole effetto delle sue venature che ne conferiscono il tipico aspetto a macchioline luminose, simili a tanti occhi (aloni di tono scuro). Il Settecento e l’Ottocento furono i secoli che decretarono in ebanisteria il grande impiego dell’acero, e in particolare durante gli stili della Restaurazione: il Carlo X e il Biedermaier.

Acquaforte: stampa ottenuta per incisioni con punte d’acciaio su lastre di rame, zinco ed acciaio, preparate con un sottile strato di cera o vernice rossa o nera, in modo che, passandovi sopra una soluzione d’acido nitrico (o acqua forte), venga corroso soltanto il disegno inciso.

Acquarello: tecnica pittorica utilizzata per dipingere su carta con colori trasparenti. Si tratta di pigmenti triturati messi in sospensione in acqua gommata.

Acquasantiera: realizzata generalmente in materiale lapideo, può avere forma a tazza, a bacile, a conchiglia, ecc. Posta all’ingresso del tempio, è elemento simbolico di purificazione e contiene acqua benedetta. L’acquasantiera si presenta isolata su un pilastrino, oppure inserita parzialmente su porte o sulle pareti. E’ detta anche pila. Ne furono prodotte anche interamente in legno variamente intagliato, collocate nelle chiese e nelle case per devozione privata, con larga diffusione nel corso del XVIII secolo.

Acroterio: nell’architettura classica è detto acroterio ogni motivo decorativo vegetale o figurato posto a coronamento del tetto, quasi a far da mediazione tra l’edificio e l’atmosfera. Su frontoni, timpani e cappelli di mobili architettonici, dal Rinascimento, si collocarono spesso statuette e altri motivi decorativi cui si da il nome di acroterio. In epoca Impero e in particolare durante lo stile Carlo X, l’acroterio è sovente applicato in lesene o fasce di cintura, disposto a intarsio stilizzato.

Adam, stile: (1760 – 1792). Prende il nome dall’ebanosta Robert Adam (1728 – 1792). E’ uno stile ricco di raffinata eleganza, in cui la decorazione classica viene espressa con grazia ed armonia. La mobilia di questo periodo si distingue per la perfetta esecuzione. Negli elementi decorativi assume preminenza il motivo a ovale, l’ornato a festoni di baccelli e palmette, caprifoglio, foglie di palma, volute. Come nel periodo precedente, si riprendono i modelli classici desunti in particolare da prototipi riconducibili alla fase romana imperiale, reinterpretandoli con linee semplici. Tipico del periodo sono i cassettoni a fronte semicircolare, sovente impiallacciati in sicomoro o legno americano.

Affresco: la pittura murale “a fresco”, più comunemente definita "affresco” (da distinguere dalla pittura murale “a secco”) è quel procedimento che prevede la stesura di pigmenti minerali o terre colorate su un intonaco in pietre o mattoni bagnato di calce o gesso, da cui il nome d’affresco. Su un primo strato di malta a rinzaffo steso sulla muratura, detto arricciato o arriccio (composto da una parte di calce spenta e due sabbia di fiume), si traccia, quando è asciutto, il disegno preparatorio abbozzandone la composizione con carboncino. Nel Tre-Quattrocento il disegno era tracciato direttamente a monocromo sull'arriccio (sinopia); dalla fine del Quattrocento si preferì l'uso del cartone, riportato a spolvero sull'intonaco. Sull'arriccio si stende poi una malta più fine di sabbia silicea, calce spenta e talora polvere di marmo impastata con acqua pura, detta intonaco. L’affresco deve essere eseguito sull'intonaco ancora umido e così predisposto solo nella parte di superficie che si presume sarà dipinta entro la giornata. I pigmenti da porre in opera non contengono alcun fissativo e sono miscelati con latte di calce; stesi sulla malta, i colori vi si incorporano. In ragione di motivi climatici, l'affresco si deteriora maggiormente nelle regioni nordiche, fredde e umide. Non a caso, il centro di maggior fioritura dell'affresco fu l'Italia, con esempi che datano fin da periodi arcaici, dagli ipogei etruschi, alle numerosissime testimonianze d’epoca romana; nei tempi a seguire la pratica non cadde in completo disuso, per riprendere vigore sul finire del XIII secolo, addivenendo a risultati eccezionali. La tecnica dell’affresco conobbe i suoi più alti traguardi con Giotto, Masaccio, Piero della Francesca, Raffello, Michelangelo, Paolo Veronese, Pietro da Cortona, Tiepolo. Capolavori d’ogni tempo sono la Cappella degli Scrovegni a Padova, la Basilica di San Francesco ad Assisi e la Cappella Sistina a Roma.

Affusto: l’elemento che dal piede fino al sottopiano a sorreggere un tavolo, un trespolo o un gueridon è detto affusto.

Agalloco: legno proveniente dalle Indie Orientali, piuttosto tenero. Fu posto in opera in particolare in Francia per l’esecuzione di mobilia e piccoli oggetti. E’ detto anche aquilaria o aloe, quest’ultimo, di colore rosso e compatto, o ancora calembourg, tendente al verde tenero.

Agata: minerale composto di silice, varietà di calcedonio per lo più a zone striate di colore irregolare (grigio, verde, rosso, azzurro). Utilizzata in antico, Plinio ricorda come già al suo tempo l’agata è passata di moda in favore del sardonice. Nel Medioevo e nel Rinascimento fu tra le pietre dure maggiormente utilizzate. L’agata, se modellata in guisa di punta allungata e così modellata in varie forme e misure e inserita entro manici preposti, fin dall’antichità fu utilizzata per rifinire a lucidatura le superfici dei mobili; in particolare venne usata nella tecnica della doratura durante la fase di brunitura della foglia d'oro.

Agemina: tipologia di decoro che implica l’inserzione di un metallo morbido e tenace entro stretti solchi praticati in altro metallo più duro o su legno, così sfruttando l’effetto cromatico prodotto dalla contrapposizione di metalli o fondi a colore differenziato.

Agiografia: letteratura relativa alla vita dei santi.

Agopittura: con tale termine si intende un quadro policromo eseguito ad ago. E’ definito “punto pittura” il punto raso qualora venga eseguito impiegando fili colorati. Sempre tra i lavori ad ago è compreso il cosiddetto ricamo “bandiera”, tipico del Piemonte e diffuso nel XVIII secolo, utilizzato soprattutto per ornare tessuti destinati alla copertura di mobili.

Agrifoglio: viene considerato il più bianco tra i legni; è molto duro ed elastico. Gli ebanisti francesi e inglesi ne hanno fatto largo uso per porre in opera raffinate esecuzioni a intarsio. E’ detto anche “alloro spinoso”. Trovo impiego in ebanisteria anche in America.

Ailanto: legno duro e compatto, tendente al rosso venato, detto anche “albero del Paradiso” o “del cielo”. Proviene dalla Cina.

Albero dei paternostri: legno orientale, di colore rosso scuro, macchiato di nero, duro e compatto.

Albero della vita vedi Lignum vitae

Albicocco: legno di colore giallo bruno, duro. Trovò impiego in particolare presso gli ebanisti francesi.

Alburno: parte del tronco prospiciente la corteccia. È la zona più tenera la cui funzione principale è la conduzione di sali minerali solubili dalle radici alle foglie; composto di fibre grosse, ricche di linfa e formato da cellule vive che costituiscono l'apparato circolatorio della pianta. Nel passare degli anni si trasforma in durame.

Alcantara: tessuto che emula la consistenza e la morbidezza del camoscio, usato per rivestire divani, poltrone, cuscini e manufatti di simile destinazione.

Alcova: nicchia realizzata all’interno di camere da letto, entro uno specifico padiglione variamente delineato un arco, un architrave o una balaustra, impreziosito da tende e cortinaggi. Conobbe moda in particolare in epoca barocca e rococò. Il termine deriva dal fonema spagnolo di etimologia araba alcoba (documentato fin dal 1202) e designa una volta, una cupola o propriamente anche uno "stanzino adiacente a una sala", o un “piccolo padiglione destinato al riposo”.

Aletta: termine che designa in specifico la caratteristica sagomatura aggettante, appunto detta “ad alette” delle pilastrate in comò liguri a fronte mossa di epoca Luigi XV.

Alette: prolungamenti apribili nei lati corti di piani di tavoli di epoca Carlo X o Biedermaier.

Allicciatura: tecnica che prevede la piegatura dei denti di una sega, alternativamente a destra e a sinistra, al fine di ottenere un taglio più largo in cui la sega scorra senza incontrare significativo attrito.

Alloro: legno di colore biancastro, originario della Grecia, fu introdotto nel corso del XVI secolo in Inghilterra e posto in opera in particolare per intarsi. Può facilmente essere tinto di rosa.

Allucciolato vedi Oro Bouclè

Aloe: legno ricavato dall’Aquilaria agallocha, timelacea delle Indie orientali, del tutto diversa dalla pianta omonima a cui è collegabile solo per il sapore amaro. Nella regione messicana è frequente l’albero euforbiaceo (Exoecaria agallocha), spesso indicato come legno di Calambac. E’ un legno tenero utilizzato in particolar modo in Francia per la produzione di mobilia e di piccoli oggetti.

Altare: struttura per riti, sacrifici e celebrazioni religiose. In base alle differenti tipologie, si ha il retablo che è un altare ad ante, l’altare a mensa, a blocco, a cippo, ecc. L’altare a sarcofago che si diffonde in epoca barocca. L’altare sostituisce l’antico termine latino pila. Quando è collocato nel presbiterio si dice altare maggiore. La sua forma, nell’evolversi del tempo e degli stili, si è sempre adattato alle componenti architettoniche. I più antichi esempi di altari cristiani, sono di modeste dimensioni, a forma di cippo e provvisti della fenestrella confessionis. La mensa è la lastra lapidea orizzontale ove si celebrano le funzioni liturgiche. Nei secoli trascorsi l’altare era spesso sormontato da un ciborio. Oltre alla pisside, la ritualità bizantina e altomedioevale richiedeva sopra all’altare una croce pensile. La trasformazione dell’altare da semplice mensa a struttura complessa, con scaffe e tabernacolo incorporato e con porticelle laterali, avviene nel XVI secolo a seguito dei dettami del concilio di Trento ed è continuata sino a poco dopo la metà del nostro secolo.

Altarolo: piccolo altare portatile; nella devozione domestica si tratta in genere di un fondale di legno, atto a contenere immagini devozionali, chiuso da portelle amovibili. Deriva dal latino tardo altare. Esemplari di grande prestigio, estremamente rari, sono realizzati in argento e hanno forma parallelepipeda e includono una pietra sacra di materiale lapideo.

Altorilievo: tecnica consistente nel fare dal fondo la figura oltre la metà del suo spessore. Se il rilievo non giunge a superare la metà del suo spessore si chiama bassorilievo. Applicato sin dall’antichità classica a tutti i materiali e realizzato in ogni tecnica, incontrò particolare fortuna in esecuzioni lignee e bronzee. Il Rinascimento è l’epoca aurea dell’altorilievo.

Alzata: il termine designa la parte superiore del mobile a due corpi, con ripiani a giorno o chiusi da ante, generalmente rientrante rispetto alla parte inferiore, atto a esporre argenterie, piatti e altri oggetti. Il termine alzata designa propriamente anche il corpo superiore di un trumeau, dotato di ante centrate da specchi, con timpano svettante a cimasa variamente decorata e lavorata.

Amaranto: legno molto duro, ricavato dall’Amaranthus della Guiana. Chiamato anche legno di porpora, appena tagliato appare di un colore rossastro che con la stagionatura assume tonalità rosso sangue, per questo è detto anche “Legno di porpora”; con il passare del tempo può assumere tonalità più scure. E’ stato spesso usato per impiallacciature, intagli e intarsi, talvolta associandolo al bois de rose. Utilizzato dapprima in Francia durante lo stile Luigi XV, trova larga diffusione in epoca Restaurazione durante lo stile Carlo X e in periodo Secondo Impero.

Amarilli: gruppo di legni tropicali americani, duri e pesanti, di colore giallo dorato o rosso giallognolo, simili al mogano. Furono posti in opera a intarsio in particolare in mobilia di periodo Stuart e durante lo stile Chippendale.

Amboina: legno che prende il nome da un’isola delle Molucche con capoluogo Amboina, è ricavato da una Meliacea (Pterospernum Indicum) che vi alligna in un suolo di argilla e in un clima molto caldo. Di grande durezza, molto usato nell’intarsio, è di colore simile al mogano, rosso bruno chiaro con sfumature arancione e rosate, e presenta venature ondulate di grande effetto. Raramente adoperata nel Settecento, il legno di amboina conobbe grande fortuna in epoca Impero, ove gli ebanisti la utilizzarono per mobilia di lusso.

Ambone: tribuna rialzata accessibile da una scala a gradini, chiuso su tre lati. Sostituito dal pontile e, nel XV secolo, dal pulpito.

Ambra: resina fossile, è un prodotto della fossilizzazione di quelli che già in età remote erano composti organici vegetali amorfi emessi prevalentemente da conifere. Semitrasparente, di colore dal giallo al rossiccio, si presenta spesso in masse irregolari dalla forma a goccia, a ghiacciolo o a colata. Presenta trasparenza e colori variabili dal giallo chiaro all’arancio, al rossastro, al bruno, ne esistono varianti diverse in dipendenza dal carattere dei giacimenti, ritrovabile soprattutto nel nord Europa, presso Kiev, sui litorali del mar Baltico e nel Cile; in Italia esiste l’ambra del Simento o simetite, molto fluorescente, che proviene dal giacimento miocenico dell’omonimo fiume siciliano. L’ambra si elettrizza se sottoposta a frizione e, se autentica, emette un caratteristico profumo. Fin da tempi protostorici considerata rara e pregiatissima per gioielli o come decoro di arredi di lusso, in particolare se include forme vegetali o animali. Deriva dal latino medioevale ambar. Collezionata in ogni epoca, fu utilizzata anche per decorare mobilia pregiata, anche in forma di lastronature: un celebre esempio di cofanetto d’ambra è a Modena, alla Galleria Estense: venne realizzato da bottega tedesca o ungherese nel Seicento e acquistato in data imprecisata dai duchi di Modena.

Amoerro: tessuto di seta il cui disegno emula le onde del mare. Molto usato per poltrone, divani e arredamenti dei letti, in antico veniva arricchito con fili d’oro e d’argento. Oggi è più noto con il termine francese moire.

Ampolla: nel rito della celebrazione del sacrificio della Messa le ampolle sono piccoli recipienti generalmente in vetro atti a contenere l’uno il vino e l’altro l’acqua, presentano corpo largo e beccuccio e sono provviste di manico. Sono abbinati ad un vassoio o ad un piattino. Fin dall’antichità l’ampolla era utilizzata per contenere profumi o unguenti, a partire dal medioevo la si impiega anche per custodire olii santi.

Ammantatura: procedimento con cui si asperge la superficie lignea di strati sottilissimi di un misto di gesso di Bologna frammisto a colla di coniglio, fino a formare una superficie compatta (di alcuni millimetri di spessore) sulla quale si può operare una coloritura a tempera oppure - previa applicazione di bolus in terra armenica - dorare a foglia. Nella laccatura, dopo la stesura della tempera si procede con l'apposizione di una vernice a base di sandracca (diluita in alcool etilico a 99°), filtrata ed addizionata a trementina veneta, così da scongiurare successivi sfarinamenti della sandracca nel tempo.

Anca: parte raccorciata di un tenone, a rinforzarne l'unione in corrispondenza dell'angolo.

Ancona: complesso ligneo o marmoreo o di altri materiali (come la scagliola) che inquadra un oggetto di culto sovrastante l’altare. Il più delle volte l’ancona era destinata a ospitare un dipinto che se posto in asse rispetto alla navata maggiore in origine assumeva esso stesso il nome di ancona, successivamente mutato in pala. Il termine ancona oggi designa propriamente l’incorniciatura complessiva, composta da uno o più pannelli, uniti da una cornice. Si conoscono anche ancone portatili o da viaggio. Si presenta generalmente in forma di edicola.

Anelli di crescita: ogni anello si forma nel tronco dall'alternarsi della crescita del legno primaverile e di quello autunnale.

Angaletto: il termine designa, nei mobili, il taglio o la giunzione dei pezzi a 45° gradi.

Angoliera: (detta impropriamente anche cantoniere o cantonale). E’ un mobile di forma triangolare e di varie dimensioni, destinato ad occupare un angolo della stanza. Diffusosi a partire dalla fine del Seicento, monta generalmente su corte gambe e può presentarsi aperto, con scaffali, o chiuso, ad armadietto con vetrine o ante lignee; la facciata anteriore è in genere convessa, di rado è dritta. L’angoliera ebbe il periodo di maggior splendore nel Settecento, quando prevalsero le forme arrotondate e capricciose, elaborate, ornate di intagli, intarsi, lacche, applicazioni in bronzo, ecc., incontrando particolare successo in Francia, ove erano dette encoignures. Anche nel XIX secolo questa tipologia d’arredo conosce larga fioritura d’esemplari, in particolare durante il Secondo Impero.

Anice: legno di colore grigiastro, molto duro, ha origini orientali. Usato in prevalenza per porre in opera lavori a intarsio, particolarmente utilizzato da ebanisti francesi.

Anima vedi Scafo

Anilina: composto azotato, usato per la preparazione di coloranti, resine, solventi e vernici.

Anta: sportello di un mobile a battenti, la cui conformazione e decorazione (dipinta, intarsiata o intagliata) ha assunto le movenze degli stili in voga nelle varie epoche. Il termine viene inoltre impiegato per indicare le imposte delle finestre, gli stipiti delle porte o gli sportelli di altaroli, dittici, trittici o polittici.

Anta a ribalta vedi Calatoia

Antefissa: in architettura, elemento decorativo a motivi naturalistici come foglie, palmette, volute, mascheroni o teste umane, che termina le testate degli embrici sui tetti dei templi greci, etrusco-italici e romani. Nelle arti decorative, è termine che trova applicazione nella mobilia di gusto classico.

Antemio: motivo di derivazione classica, usato in mobili di diverso stile e per lavori in metallo. Si tratta di una forma di decoro ornamentale con girali floreali o altri elementi ornamentali, disposti a raggiera. Fu usato in particolare in Inghilterra da Robert Adam e da Hepplewhite. E’ detto anche antemione.

Antependium vedi Pallium

Antropomorfa: forma decorativa che in sé racchiude elementi figurati di ascendenza umanizzata, pur in un generale impianto compositivo pervaso da moduli animaleschi.

Applicazioni: è una tecnica adoperata soprattutto per lavori in tessuto, ceramica o in metallo: consiste nell’applicare motivi decorativi a prodotti di materiale, colore e manifatture differenti.

Appilique: termine francese che in arredamento significa precipuamente “lampada applicata alla parete”. Originariamente erano destinate a reggere torce o candele. Per applique si intende anche un pannello o una mensola fissate a una parete, atta a sostenere una lampada o un lume. Impropriamente, per appliques si intende anche l’insieme delle applicazioni bronzee che fungono da decoro a mobilia di stile Luigi XV, Neoclassico, Impero o Napoleone III.

Aquilaria vedi Agalloco

Arabesco: tipo di decorazione composta da serie uguali di motivi geometrici o vegetali sui quali è stata operata una forte stilizzazione, che si intrecciano a formare un disegno elegante e ricco di fantasia. Questa tecnica trova piena rispondenza nella concezione religiosa dell’Islam, che negli ornati attinse a forme il più possibile distaccate dalla realtà. Dal mondo arabo che li aveva elaborati, questi motivi ornamentali vennero trasmessi alla cultura occidentale fin dal medioevo, ma riscossero grande fortuna nel Quattrocento, allorché apparvero su stoffe veneziane, e nel Cinquecento che ne apprezzò molto la forma astratta.

Arbaléte: termine francese che indica la linea della fronte di un mobile, con una sezione piatta al centro e due incurvate ai lati, come in un arco o in una balestra. I mobili di questo tipo erano detti en arbaléte o en d’arc d’arbaléte. In Inghilterra e in America con lo stesso termine, e con le varianti “Arco di Cupido” o Cupid’s bow, si intende anche un genere di traversa a serpentina nelle spalliere a giorno delle sedie Chippendale.

Arc d’arbaléte vedi Arbaléte

Arca: mobile di antichissima codificazione formale, le cui origini si confondono con quelle del cassone, pur differenziandosi. Il termine àrca, di origine latina, deriva dal verbo àrceo (contenere), che a sua volta deriva dal greco àrkos (riparo). I romani, infatti, chiamavano arca non solo qualsiasi tipo di cassa pubblica o forziere privato ma anche la celletta che serviva come carcere domestico per gli schiavi. Con l'avvento del Medioevo, l'arca divenne una cassa di legno a forma parallelepida, con piano a sbalzo, su alte gambe ad affusto lineare. L’uso nei secoli fu ambivalente: contenitore di vesti, denaro, biancheria ed altri oggetti domestici o finanche il grano e altre derrate alimentari. Alcune arche medievali si presentavano particolarmente pregiate per la qualità dei materiali con i quali erano realizzate e per la bellezza e la ricchezza degli intagli. Con la fine del Medioevo l'arca cadde quasi completamente in disuso, rimanendo però nell'arredamento rustico di alcune regioni italiane (area meridionale e Sardegna). Fin dall’antichità e ancora nel medioevo, l’arca poteva essere adibita ad usi sacri (contenitore di reliquie) nelle chiese o perfino da bara, come documenta l’interessante esemplare oggi al museo Correr di Venezia, che nel 1266 fu asservito ad uso di sarcofago per contenere le spoglie della beata Giuliana. Dall’arca propriamente a tetto archiacuto discende l’arcile.

Arca Santa: nome che designa l’antico mobile costruito ai tempi mosiaci per custodire le tavole dell’alleanza tra il popolo ebraico e il Signore, oggi perduto e probabilmente distrutto. Anche l’Aron ha-Kodesch, mobilia designata alla custodia della Torah entro la sinagoga, è detta arca santa.

Arcella: tipico cassone configurato a forma parallelepipeda, sostenuto su quattro piedi a pilastro rialzato, deriva il nome e la forma dall’arca sepolcrale, dimodoché spesso presenta coperchio “a schiena d’asino. Noto dall’antichità è in particolare documentato fin dal tardo medioevo, dove risulta tra gli arredi destinati a contenere il corredo nuziale e quello delle monache. In Italia l’arcella viene costruita ancora tra sette e ottocento in area meridionale o isolana.

Archiacuto: arco acuto o arco a tutto sesto, tipico elemento architettonico o ornamentale della mobilia di epoca gotica e neogotica.

Architrave: elemento architettonico orizzontale con funzione di raccordo statico di elementi verticali quali colonne, pilastri, archi, ecc. Nella struttura degli ordini classici costituisce la base della trabeazione. Nella mobilia trova larga applicazione nella produzione ispirata all’arte classica.

Arcibanco: tipo di mobile, di fattura solitamente massiccia, costituito da un cassone (arca) che funge da sedile (banco) per più persone, da due braccioli e da un alto schienale spesso intagliato o intarsiato. Largamente in uso nell'Italia settentrionale durante il Medioevo e il Rinascimento, veniva spesso posto nelle camere da letto e utilizzato come contenitore di oggetti di vario genere. Divenne obsoleto a partire dalla fine del XVI secolo, quando cominciò a essere sostituito dall'armadio.

Arcile: mobile atto a custodire la farina. Deriva dalla madia e presenta il piano verticalizzato nella caratteristica forma “a schiena d’asino” detta anche a doppio spiovente. Desume il nome dal latino medioevale arcile e deriva tipologicamente dalle caratteristiche sepolture gotiche ad arca. Diffuso nel tardo Cinquecento, inizialmente reca forma lineare o arricchimenti in bugnature rettangolari. Nel corso del Seicento le bugne tendono a stondarsi negli apici. Di rado montano nella parte inferiore un cassetto. Generalmente gli esemplari di maggior pregio sono impreziositi da borchie in ottone, in modo particolare in Emilia Romagna dove gli arcili hanno maggior diffusione, sebbene anche gli Abruzzi abbiano prodotto mobilia di questa tipologia.

Arco: struttura curva i cui estremi poggiano su piedritti.

Arco di Cupido vedi Arbaléte

Arella: stecca di canapa palustre essiccata, che nel caso dei manufatti in scagliola viene utilizzata in mazzetti per costituire armatura o comunque supporto interno alla struttura in gesso.

Argimpello vedi Orpello

Arme: in araldica questo termine designa l’insieme dello scudo, delle pezze e dei colori. Si dividono in semplici e composte. Semplici se composte da una sola arme, composte se formate da varie armi riunite insieme. Vengono inoltre chiamate piane quelle formate su un solo colore, cariche quelle formulate in insiemi di figure e smalti.

Armadio: deriva dal termine latino armarium (contenitore di armi) o aromarium (contenitore di spezie). E’ una tipologia d’arredo di antichissima origine, ampiamente testimoniato anche in epoca romana, usato per riporvi oggetti di varia natura: vestiti, libri, preziosi, documenti, ecc. Del Medioevo si dispongono scarse testimonianze di armadi: erano generalmente a muro, mobili dall’aspetto solido, di fattura semplice o addirittura rozza, costituiti di assi di legno inchiodate a volte ornate di pitture, muniti di pesanti cerniere e serrature a vista. Più diffusi nelle sagrestie delle chiese, atti a custodire gli oggetti liturgici, trovavano anche discreto impiego nelle biblioteche e negli archivi. Nel Trecento assumono forme più armoniose, e alle decorazioni pittoriche si tende a preferire ornati a formelle intagliate e scolpite, mentre le parti metalliche vengono posizionate internamente, in questo secolo trova diffusione anche nelle case private, ove di rado trova utilizzo come contenitore di indumenti, essendo ancora invalsa l’abitudine di riporli nel cassoni. In Italia, nella prima metà del Quattrocento perde via via le fattezze slanciate e gli intagli mutuati dall’architettura e dall’arte gotica per assumere le forme della nuova architettura rinascimentale: un fenomeno che trova origine in Toscana; la sua altezza è solitamente inferiore alla larghezza, e può mantenere la struttura a due corpi divisi da una fascia con o senza cassetto, oppure consistente di un corpo unico, i marangoni fiorentini mutuarono le loro ideazioni decorative dal Brunelleschi e dall’Alberti, applicandone modanature nei basamenti e nei coronamenti con motivi a ovoli e dentelli, ampie lesene variamente scanalate e una moltitudine di decori desunti dall’antico. Montano ante variamente scolpite, dipinte e talvolta intarsiate Anche i fianchi sono generalmente lavorati, conferendo al mobile un carattere architettonico a forte valenza plastica. Il piede in auge è quello scolpito in forma ferina. Tipico dell’Umanesimo e del Rinascimento è lo studiolo, ovvero piccole stanze con pareti interamente occupate da armadi a muro, dai portelli interamente decorati a tarsie, un celebre esempio n’è quello di Federico da Montefeltro ad Urbino, o ornato da pitture come lo studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio a Firenze. In epoca Barocca l’armadio, solitamente in noce e ormai a un solo corpo con doppia anta in ossequio alla nuova moda diffusasi verso la metà del Seicento in Francia sotto lo stile Luigi XIII, mutua il suo carattere e i singoli elementi dalla contemporanea architettura, con un risultato massiccio ed elaborato: alle forme sobrie e squadrate subentrano linee spezzate e pesanti cornicioni. Gli esemplari destinati a una committenza di rilievo sono adorni di intagli e acquistano nuova dignità plastica, che talvolta sconfina con la scultura a tutto tondo, talvolta sono impreziositi dalla nuova essenza lignea di grande pregio: l’ebano, che ne riveste le parti a vista. Nel Settecento questa tipologia, benché ancora se ne producono esemplari significativi di forma gentile e contenuta, perde di popolarità, le decorazioni più in voga sono la lastronatura in radica, l’intarsio, arricchimenti con guarnizioni bronzee e ornati con pittura a lacca. L’armadio è ora confinato nei guardaroba e nei soggiorni delle case di provincia, essendo ormai considerato un mobile troppo ingombrante per il nuovo buon gusto diffusosi con lo stile Luigi XV, dove i palazzi videro l’adozione di mobilia più contenuta e aggraziata. Tornerà di moda nell’Ottocento, tra l’Impero e la Restaurazione, nella nuova forma con anta “a specchiera” destinato alla camera da letto.

Armoire: termine francese, attestato dalla fine del XII secolo a designare l'armadio. Nel '400 la parola viene attribuita a un mobile chiuso da una grande anta con quattro esili colonne che ne costituivano la parte centrale; talvolta è riferita però anche a un tipo di credenza e a uno scrittoio ribaltabile (secretaire en armoire} che, una volta chiusi, assomigliavano a un armadio. Con la sua diffusione negli arredi cinquecenteschi, l'armoire assume definitivamente la configurazione tipologica tradizionale, con due ante, lesene, frontone decorato ed eventuale aggiunta di altri elementi architettonici

Armoire-bibliothéque: termine di origine francese che designa un armadio specificatamente destinato a contenere libri, con i pannelli delle ante generalmente sostituiti da grate a vista di vario tipo. Questo particolare tipo di mobilia si diffonde in Francia durante lo stile Luigi XVI, ed era destinato alle camere di rappresentanza.

Armoirette: termine francese che designa un secretaire, del tutto simile alla tipologia del secretaire a abattant, ma con calatoia ad anta. Questa inusuale tipologia trova diffusione in Francia durante lo stile Impero, incontrando una certa fortuna anche presso gli ebanisti italiani, in particolare toscani.

Armonium vedi Armadio

Aron ha-Kodesh: armadio sacro contenuto all’interno delle sinagoghe di culto ebraico, atto a custodire i rotoli della Torah. Detto anche “arca santa”.

Arricciato vedi Arriccio

Arriccio: nella pittura ad affresco, strato di intonaco successivo al rinzaffo, su cui viene tracciato un abbozzo della composizione.

Art Decò, stile: (1914 - 1930). L’inizio del conflitto del 1914 precipitò il mondo una tragedia la cui portata segnò la fine di un’era, della Bella Epoque e dell’Art Nouveau. Alla fine della guerra, con il radicale cambiamento che investì la società europea, era inevitabile che mutasse anche lo scenario estetico, e con esso l’arredo che è parte integrante del vivere quotidiano. Nel mobile alle forme curvilinee e alle delicatezze femminee che così nitidamente contraddistinguono l’epoca Liberty, si preferisce ora la chiara geometria indicata da Picasso e da Braque già prima del 1914, teorie che sono alla base dell’affermarsi del movimento Cubista. Il linearismo geometrico-cubista che sarà il motivo firma degli arredi di Stile Art Decò trova importanti antecedenti in Mackintosh e in van de Velde e uno dei suoi primi autentici antesignani in Joseph Hoffmann. Non senza ironia sarà proprio un francese a decretare il successo del nuovo funzionalismo modernista, ponendosi agli antipodi rispetto alla precedente produzione, Jacques-Emile Ruhlmann è forse da indicarsi come il massimo esponente dello stile oggetto di questo capitolo, che conosce il suo apogeo nel 1925, con la grande esposizione di arti decorative svoltasi in Parigi. Fu un’occasione dove la mobilia a geometria lineare, di forma sobria e pulita, con designer che sovente inserivano forniture in ferro o in acciaio disposte con infallibile grazia, fu sommamente apprezzata dal grande pubblico. Uno degli arredi più celebri di questo periodo, realizzato tra il 1920 e il 1922, è la casa della rinomata sarta francese Jeanne Lanvin, la cui esecuzione spetta a Albert Rateau, la cui ricostruzione è oggi visibile al Museo di Arti Decorative parigino. Si tratta di un contesto arredativi che rende dozzinali e mediocri anche le migliori esecuzioni dovute alla corrente Bauhaus che giunge a estremizzare i concetti dell’Art Decò con esempi di eccessivo schematismo formale, con mobilia scheletrica e dozzinale, anche se motivata da istanze di utilitarismo funzionale.
Se nello stile precedente la manualità artigianale era stata una condizione sine qua non ora si è tornati ad affermare il predominio e la necessità di servirsi di mezzi meccanici seriali, come pretende a grandi numeri la clientela nella sua stragrande componente di massa, solo in rade occasioni e per committenza di capaci possibilità economiche si giunge a creare manufatti di particolare interesse estetico.
In questi anni muore, e forse per sempre, quella grande tradizione d’arte lignaria che fin dal medioevo ha disseminato la storia di grandi capolavori.
Ora più che al singolo artefice l’esecuzione di un modello è demandata al designer o a architetti sovente di fama internazionale, come Le Corbusier o Alvar Aalto o ancora a volgarizzazioni di moduli stilistici viennesi elaborate da disegnatori finlandesi e tutto, comunque, rigorosamente eseguito in scala industriale. Il pubblico fin da questi anni è plagiato dai mass media che a tavolino elaborano il successo di una linea o di una marca, all’insegna di arredi diremmo oggi “griffati”, ma sovente tutt’altro che comodi e funzionali e spesso di moda resa effimera, non appena per esigenze produttive si è pronti a lanciare sul mercato nuove illusioni medianiche.

Art Nuveau, stile: movimento artistico nato in Belgio nell'ultimo decennio dell'Ottocento e diffusosi rapidamente in tutta Europa anche con nomi diversi, quali Modern Style in Inghilterra, Jugendstil in Germania e in Austria, modernismo in Spagna. In Italia, per il prevalere di diffuse ornamentazioni vegetali, è conosciuto come "stile floreale" o, più frequentemente, "stile liberty", dal nome di Arthur Lesenby Liberty (1843 - 1917), proprietario della ditta inglese Liberty & C., che dal 1875 diffonde gioielli, tessuti, parati, mobili, decorati con motivi floreali stilizzati e con composizioni dal segno ondulato e sinuoso. L'Art Nouveau, nata in contrapposizione allo storicismo ottocentesco e alla quale non sono estranee influenze di movimenti innovatori come quello delle Arts and Crafts e dei pittori preraffaeliti, nonché di modelli orientali (soprattutto giapponesi) e di segni elaborati di origine esoterica, trova il suo movimento più alto nelle esposizioni di Parigi del 1900 e di Torino del 1902. Sono soprattutto i campi dell'architettura e della scultura, nonché quelli di tutte le arti decorative, ad essere fortemente influenzati per circa vent'anni da questo stile. Vedi Liberty.

Arte povera vedi Lacca povera

Arti maggiori: in senso moderno (ma formulato dalla critica ottocentesca) architettura, pittura e scultura. Anticamente, con le corporazioni, giudici e notai, mercanti, cambiatori, medici e speziali (fra i quali i pittori), arte della lana, arte della seta, pellicciai.

Arti minori: secondo una definizione ottocentesca tutte le forme di artigianato e di arte decorativa. In antico così si designavano le associazioni di artigiani quali i beccai, calzolai, fabbri, maestri di legname, ecc.

Artiglio “a palla”: tipico piede intagliato in forma di artiglio di rapace a lambire una sfera. Questa formulazione sostituisce il piede a zoccolo e a mazza caratteristico del periodo Queen Anne in Inghilterra, trovando diffusione a partire dal secondo decennio del XVIII secolo. In epoca Impero e in generale nel neoclassicismo e ancora durante la restaurazione questo piede conosce largo impiego.

Arts and Crafts: movimento nato in Inghilterra nella seconda metà dell’Ottocento per impulso di William Morris rivolto a rivalutare l’importanza dell’attività manuale in contrapposizione al diffondersi della produzione industriale, per migliorare il livello delle arti decorative. Già dalla seconda metà dell’Ottocento si sentì in Inghilterra l’esigenza del rinnovamento delle arti applicate, la cui produzione rea stata fin allora condizionata da motivi economici improntati ad una cultura storicista che aveva operato una netta scissione tra arte e industria. Il Morris, traendo fedele ispirazione dalle teorie di Ruskin, propugnò strenuamente la necessità di integrare le varie discipline artistiche tra loro e loro con la società. Ripugnando l’arte industriale, propose l’artigianato come ideale strumento di riqualificazione delle arti applicate, guardando idealmente alle corporazioni artigiane medioevali come suprema fonte di ispirazione. Insieme a Burne Jones, Webb, Marshall, Faulkner e Rossetti nel 1882 fondò un laboratorio di arti applicate ove si produssero manufatti di svariata tipologia, compresa mobilia d’arredo. Per motivi economici la ditta chiuse nel 1887, non riuscendo ad ottemperare alle finalità dei soci che prevedevano di raggiungere un pubblico non facoltoso. L’anno successivo l’associazione Arts and Crafts (ovvero arti e mestieri) sorta con un programma di rinnovamento del gusto e delle forme, tenne le prime mostre ed ebbe come principale promotore Ashbee. Nell’ultimo Ottocento furono numerose le associazioni che si ispirarono al movimento Arts and Crafts, tra le molte degne di menzione si ricordano la Century Guild, la Mackmurdo, la Art Worker’s Guild e la Guild and School of Handicrafts. L’emblema del movimento in un certo senso divenne la “Casa rossa” costruita ad Upton nel 1859 da Philipp Webb e Morris, che ne curò l’intero arredamento. I risultati a cui giunsero i vari artisti che si riconoscevano nelle direttrici del movimento furono tra i più diversi, pur continuando a manifestare l’esigenza di conservare importanza e dignità estetica anche all’oggetto d’uso quotidiano più insignificante. Per quanto pertiene la mobilia, alcuni si indirizzarono verso forme semplici e aggraziate, altri riproposero in concreto lo spirito medioevale di collaborazione ricorrendo a maestranze di differente specializzazione. L’erede diretto di Morris fu Walter Crane, che all’attività di illustratore unì quella di propagatore delle idee del movimento, opera nella quale si dimostrerà fedele discepolo del maestro. Altri personaggi di spicco furono l’architetto W. R. Lethaby, primo direttore della Central School of Arts and Crafts, l’architetto e decoratore C. R. Ashbee, che per primo espresse seri dubbi intorno alla validità del recupero delle arti medioevali, l’architetto e designer C. A. Voysey che si discostò dalle posizioni di Morris e giunse a considerare la macchina come uno strumento nuovo e rivoluzionario, utile anche nel campo artistico, anticipandone la futura importanza per l’arte moderna. I presupposti ideologici di matrice socialista, che inneggiavano a una diffusione di massa dei prodotti, ben presto fallirono, come già prima la ditta di Morris, in virtù dell’elevato costo delle produzioni non industriali. L’Arts and Crafts influenzò notevolmente l’Art Nouveau, incidendo su diversi aspetti formali e nella più giusta considerazione del ruolo delle arti applicate. Negli Stati Uniti, a partire dal 1870, si diffuse un movimento analogo di significativo interesse.

Aspersorio: strumento ad uso liturgico, è costituito da un’asta munita all’estremità di una sfera traforata, è accessorio del secchiello per l’aspersione dell’acqua benedetta, donde il nome.

Asso di Coppe: motivo ornamentale che veniva richiamato nella sagomatura di parti di mobilia, solitamente sostegni di gambe e schienali di sedili. Il motivo “ad asso di coppe”, solitamente impreziosito da intagli di vario tipo, trova larga adozione nella toscana del primo Cinquecento, conosce larga fortuna anche nel corso del Seicento, per scomparire intorno alla prima metà del secolo successivo. Tornò in auge nel tardo Ottocento, quando lo stile neorinascimentale conobbe grande diffusione internazionale.

Assorbimento d'acqua: proprietà misurabile con la quantità d’acqua assorbita durante prescritte condizioni di tempo, temperatura, dimensioni dei provini e profondità di immersione in acqua.

Astragolo: in architettura è la modanatura che separa il fusto di una colonna dalla base e dal capitello, o che adorna altre membrature come architravi e soffitti a cassettoni. La forma più diffusa è a profilo semicircolare convesso o a grani tondi e ovali alternati. In ebanisteria la decorazione ad astragolo è diffusa per adornare cornici e profili di mobili.

Atarah: corona ornamentale generalmente in argento per il Sefer Torah, rotolo contenente la legge del popolo ebraico.

Atelier: temine francese che designa, a partire dal XIX secolo, il laboratorio di un artista ed il suo gruppo di collaboratori.

Athénienne: tavolino circolare sostenuto da tre piedi, dapprima ideato in Francia sotto il regno di Luigi XVI, conobbe larga diffusione in epoca neoclassica e durante lo stile Impero. Pur in numerose varianti, prevede una forma basilare a tripode, mutuata direttamente dagli antichi esemplari di epoca romana che gli scavi di Ercolano e Pompei andavano via via disseppellendo. Monta gambe leggermente incurvate oppure dritte a piastrino, spesso desinanti con piedi zoomorfi poggianti su una predella triangolare, sopra erano dotati di un ripiano orizzontale marmoreo o ligneo o di altro materiale, oppure di un bacinetto concavo, talvolta in porcellana. Le parti di sostegno erano in legno o in metallo, impreziosite da applicazioni in bronzo, pietre dure, ecc. La data di nascita del termine athénienne può essere considerata il 1763, allorché il pittore Vien espose al Salon di Parigi un dipinto dal quale il Filipart trasse l’incisione intitolata “La verteuse athénienne” dove era visibile un bruciaprofumi a tripode che può essere considerato l’archetipo di questo mobiletto. Se è specificatamente destinato alla funzione di spargiprofumo, è detto cassolette. L’appellativo ebbe però consacrazione ufficiale nel 1773 ad opera del banchiere J. H. Eberts, celebre cultore di antichità. Venne anche usato anche per sostenere un catino lavamano, un portavasi o un candelabro.

Atlante: col nome del mitico gigante, che secondo la mitologia greca era condannato a reggere il mondo sulle spalle, sono indicati quegli elementi decorativi e strutturali in forma di figure maschili atti a sorreggere mensole, cornicioni o altri elementi aggettanti. Molto frequente in architettura, in ebanisteria questo tipo di sostegno si trova applicato a partire dal Rinascimento fino al Settecento, era destinato a decorare le facciate di stipi, armadi, cassettoni o anche a fungere da piede o centrale per tavoli e consoles. E’ chiamato anche telamone, mentre le analoghe figure femminili sono dette cariatidi.

Aubusson: cittadina della Francia centrale nota soprattutto per il ruolo avuto nella storia dell’arazzeria. La manifattura di Aubusson nasce nel 1665 quando il ministro Colbert riunì sotto il nome di Manufacture Royale des Tapisseries tutti i laboratori francesi dove erano tessuti con tecnica ancora artigianale, arazzi e tappeti. Veniva data così ufficialità a una produzione già da tempo fiorente in forme esclusivamente locali o private. Da quel momento e per tutto il Settecento per le opere qui prodotte si usò la sigla M.R.D. o M.R.D.A. (ovvero Manufecture Royale d’Aubusson). Il piccolo centro tuttavia mai raggiunse i risultati del Gobelins o di Beauvais, ma conservò un carattere di sobrietà nella fattura e nelle decorazioni che esprimeva le particolari tendenze di gusto di una committenza privata e non di corte. Tentativi di migliorare la produzione furono condotti nel Settecento, quando ad Aubusson furono attivi autori di modelli e pittori come Dumons e il Juillard, furono allora tessuti arazzi a imitazione di quelli di Beauvais. Parallelamente in questi anni si diffuse la produzione di tessitura di prodotti destinati a tappezzare mobilia.

Auricolare, stile: lo stile auricolare (o stile lobato) è un particolare modo decorativo che mostra la trasformazione in chiave fantastica di elementi tratti dalla natura, quali teste di gufo o ali di pipistrello, fusi ad altri che ricordano le parti cartilaginee del corpo (ad esempio dell’orecchio, da cui deriva il termine italiano di origine latina) o altresì fusi ad elementi di origine inorganica o astratta. La genesi dello stile auricolare ha inizio poco prima della prima metà del Cinquecento, con motivi decorativi di origine diversa: anzitutto le forme di alcuni tipi di incorniciature di stemmi, composti da riccioli di rigidità metallica, elaborate a partire dal 1520 circa in Francia, Germania e Italia, forme che si fusero verso la metà del secolo con un altro motivo decorativo di origine italiana, caratterizzato dal prevalere di motivi a C variamente articolabili per creare movimento e vitalizzare forme astratte. Un esempio di questo incontro perfettamente riuscito è nelle incorniciature in stucco modellate dal Brandani verso il 1560 per il Palazzo Ducale di Urbino. Contemporaneamente, un terzo fattore anch’esso mutuato da esperienze italiane, riconoscibile nell’ornamento a grottesca i cui elementi si sono evoluti diventando sempre più dinamici e bizzarri, partecipa alla definitiva formulazione dello stile auricolare. Questo stile che ebbe diffusione europea, adeguò elementi di origine inorganica alle forme vitali, compose felicemente cartocci e riccioli a simulare occhi mostruosi e visi fantastici, unendoli a motivi naturalistici trasformati bizzarramente. La piena affermazione si ebbe tra il tardo Cinquecento e i primi decenni del Seicento, accordandosi particolarmente al gusto del tardo manierismo, ad esso si ispirano i disegni di F. Zuccari, del Diettelin, del Koller, incisioni, intagli lignei e il fenomeno ebbe particolare rilevanza nella produzione delle cornici lignee. Nel nord Europa e nell’Italia meridionale, paesi dove prevalse la componente inorganica, questo stile sopravvisse più a lungo che altrove, e a Napoli e in Baviera conobbe fortuna fin nella prima metà del Settecento. Lo stile auricolare fu inventato verso il 1607 dall’orafo olandese Paulus van Vianen che lo mutuò dalle incisioni dei manieristi tedeschi e olandesi e dagli studi naturalistici, questo stile venne diffuso dal fratello Adam e dal nipote Christiaen. Si incontra in particolare nelle decorazioni intagliate dei mobili olandesi, tedeschi e inglesi della prima metà del Seicento.

Avorio: ricavato essenzialmente dalle zanne di elefante, dai denti dell’ippopotamo e dai canini del tricheco. E’ una sostanza ossea fibrosa, dalla grana stretta, che seccando si contrae leggermente e offre una resistenza paragonabile alla pietra. Perciò nella lavorazione la prima fase, lo sgrossaggio, viene effettuata con lo scalpello o anche con la sega come avviene per il marmo; per la modellatura si impiegano strumenti simili a quelli usati dagli scultori in legno, ma più piccoli. Le rifiniture si operano con il bulino, poi l’opera viene pulita e lustrata con uno straccio. A causa della durezza del materiale si può ricorrere ad una bagnatura per ridurne la resistenza. Col passare del tempo l’avorio può acquistare una patina giallognola, rosso bruna dai toni caldi o, più di rado, un colore latteo. A volte, negli oggetti di produzione occidentale, si constata che al pezzo è stato dato un bagno di tintura rossa, nella più parte dei casi per mascherare la cattiva qualità del materiale o per simularne un’antichizzazione convincente. Raramente i lavori in avorio furono policromi, più spesso si trovano lievi tocchi d’oro o di colori vivaci. Questo materiale, utilizzato a vari fini dall’uomo fin in epoche remote. Per quanto pertiene l’applicazione alla mobilia, nel Rinascimento è di un certo interesse la produzione della bottega degli Embriachi, che da Venezia si trasferirono a Firenze, ove fu operosa per quasi tutto il Quattrocento, producendo oggetti profani e raffigurazioni sacre di gusto goticheggiante, tanto in avorio quanto in osso, sono a tutt’oggi celebri le cassette porta oggetti e portagioie, decorate con placchette ornate di figure in costume del tempo e scene cortesi. Nel Cinquecento l’avorio divenne raro, in virtù della temibile presenza turca sulle vie commerciali, in quest’epoca le decorazioni eburnee si estendono anche a impreziosire il mobilio e gli strumenti floreali, in forma di tarsie che ne incrostavano bellamente le superfici, applicazione che conobbe larga fortuna anche nel Seicento, per mobili di particolare sfarzo, come stipi o medaglieri. Quasi trascurabile l’utilizzo dell’avorio nel Settecento, verso la metà dell’Ottocento tornò di moda e molti arredi in stile neorinascimentale vennero intarsiati con questo materiale.

Avorio: legno di colore bruno scuro, utilizzato verso la fine del Seicento in particolare da ebanisti inglesi. Nel Settecento fu posto in opera in creazioni di parquetries.


Storia del mobile
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